Tutela prodotto

Come è noto agli addetti ai lavori, Cassina è una delle aziende che ha più sofferto ( o goduto ? Cesare Cassina diceva che se ti copiano vuol dire che sei bravo ) di plagi, contraffazioni, imitazioni servili; per non parlare dei prodotti derivati, ispirati e affini.
 
Per i mobili – soprattutto imbottiti – il cui modello ornamentale era registrato, la protezione legale si otteneva con relativa facilità, allorquando “la differenza tra originale e copia accostati non era percepita dal consumatore informato”. Vi furono anche due casi di imitazioni così pedisseque del Maralunga, che il giudice riconobbe di primo acchito l’applicazione della concorrenza sleale.
 
Ben diverso il discorso per i mobili tutelabili con il diritto d’autore, la cui applicazione in altri Paesi europei – in Francia, Belgio, Spagna, Germania, Olanda, Austria, Norvegia – era pacificamente riconosciuta, pur se con lievi differenze – a condizione che il prodotto avesse caratteristiche di originalità da farlo assimilare ad un’opera d’arte.
 
Gli è che la legge italiana era fondata sul concetto della “scindibilità”, secondo il quale non era proteggibile con il diritto d’autore un oggetto il cui valore artistico non fosse scindibile dalla funzione.
 
La Collezione I Maestri era fortemente svantaggiata da questa carenza legislativa: il successo commerciale di quei prodotti, soprattutto di quelli disegnati da Le Corbusier, Charlotte Perriand, Pierre Jeanneret, aveva indotto alcune aziende, i cui consulenti legali la sapevano lunga, a fabbricare e vendere copie quasi identiche – qualità a parte – invocando il loro diritto fondato sul pubblico dominio.
 
Cassina fu la prima ad iniziare una battaglia per sensibilizzare l’opinione pubblica qualificata e gli operatori del settore, e tentare di indurre i giudici a superare il vetero concetto di “scindibilità”: una battaglia condotta per i propri interessi, ma il cui eventuale risultato positivo sarebbe ridondato a vantaggio di tutte le aziende “di design”.
 
Per un momento, nel 1996, sembrò averlo ottenuto, questo risultato, quando, su proposta della senatrice Ombretta Fumagalli Carulli e del senatore Ettore Rotelli (che, come si dirà più sotto, avevano, sin dal 1991, proposto un disegno di legge con lo stesso obiettivo), nella Legge 23 Dicembre 1996 n° 650 fu inserito un breve articolo così formulato: ” Il diritto di autore di opere del disegno industriale è ricompreso tra quelli tutelati dalla legge 22 aprile 1941, n. 633″. Ci si riferiva quindi a oggetti dotati di elevate caratteristiche di creatività, di originalità, di valore artistico: dunque a un numero molto ristretto di prodotti.
 
Tuttavia, tale articolo fu successivamente abrogato, … grazie alla efficace lobby delle aziende i cui prodotti, illeciti negli altri di diritto napoleonico, sarebbero divenuti tali anche in Italia.
 
Ma facciamo un passo indietro…
 
La prima presa di posizione pubblica della Cassina nei confronti della inadeguata tutela offerta dalla legge e dalla giurisprudenza ebbe luogo con una relazione di Rodriquez al Congresso “Design: nozione e tutela”, organizzato , per impulso di Mario Franzosi, con la collaborazione di Silvia Magelli, ambedue dell’Università di Parma, da Confindustria e dall’Unione Parmense degli Industriali nel Novembre 1989.
 
Tra l’altro, quel Congresso offrì l’occasione della nascita del Giurì del Design ADI – Confindustria. Cominciarono a parlarne in automobile Rodriquez ed Ernesto Gismondi, fondatore e presidente di Artemide e, a quel tempo, Vice presidente di Confindustria e presidente del Comitato per la Proprietà Intellettuale, accompagnati dalle rispettive assistenti responsabili della registrazione e delle azioni legali e stragiudiziali per la tutela prodotto, rispettivamente Ornella Benzi e Anna Spadoni.
 
Ne parlarono, in un intervallo del Convegno, con Pier Luigi Molinari, allora presidente dell’ADI, ottenendone condivisione convinta, e cominciarono a lavorare sull’idea. Un anno e mezzo dopo, nel giugno 1991, fu elaborato il documento fondamentale: il Codice di autodisciplina del design e fu costituito il primo Giurì, composto da: Presidente onorario Remo Franceschelli; due giuristi, Mario Franzosi e Giuseppe Sala; due designer: Giancarlo Iliprandi e Pierluigi Molinari; due imprenditori, Alberto Alessi e Rodrigo Rodriquez, un esperto di marketing, Mathias Deichmann; Segretaria Silvia Magelli; presidente Mario Franzosi, vice presidente e rappresentate di Confindustria Rodrigo Rodriquez.
 
I primi casi, sottoposti da aziende operanti in settori merceologici diversi, permisero al Giurì, organo di natura privatistica nato per offrire ai due soggetti del design: il designer e l’azienda, il delicato servizio di un arbitrato irrituale, permisero al Giurì di costruire un efficace metodo di lavoro, che, tra l’altro, si nutriva della complementarietà di provenienze e di esperienze di alta qualità.
 
Tornando alla Cassina, l’attività dei plagiatori stava diventando più che un disturbo: una vera e propria minaccia al fatturato ed all’immagine dell’azienda. Si decise di alzare il tiro, organizzando due eventi impegnativi.
 
Il primo, per sensibilizzare l’opinione degli operatori del settore e della stampa, chiedendo la collaborazione di Claudio Belli, esperto di promozione istituzionale e culturale e presidente della Hill & Knowlton. Dalla riflessione comune nacque l’idea del convegno “Valore, etica e norme per il prodotto progettato”, realizzato, sotto l’egida del COLC, Comitato per la Lotta contro la Contraffazione, nel’Aprile 1990 al Museo della Scienza e della Tecnica, presieduto da Augusto Morello con interventi di Domenico De Masi, Mario Majoli, Riccardo Mantero, Emauele Pirella, Rodrigo Rodriquez, Giuseppe Sena, Nicola Trussardi, Mario Unnia, Renzo Zorzi.
 
Il secondo, anch’esso sotto l’egida del COLC, rivolto prevalentemente ai giuristi: cattedratici, giudici di Pretura, Tribunale, Corte d’appello e Cassazione, avvocati e legislatori, oltre, ovviamente, alla stampa del settore, fu il convegno “La tutela del design nella CEE e l’Italia”, al Grand Hotel di Roma, nel Giugno 1991, da cui scaturì il primo disegno di legge mirato a quella protezione, di iniziativa dei senatori Ombretta Fumagalli Carulli e Ettore Rotelli, con la consulenza giuridica di Giuseppe Sena.
 
Questo convegno era stato aperto da un intervento del Ministro dell’Industria Guido Bodrato (presidente del Consiglio essendo Giulio Andreotti) che, impedito all’ultimo momento, aveva inviato un messaggio (all. F 1), redatto in base ad uno scambio di idee avuto pochi giorni prima con Rodriquez, e che sintetizza le linee guida dell’azione di lobby che la Cassina tentò di svolgere, e che, pur se uscito dalla Cassina, Rodriquez, con diversi ruoli, proseguì, fino alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE. Tra l’altro, si parla di Made in Italy, che allora non era termine in voga come ai nostri giorni.
 
Gli altri relatori furono Domenico De Masi, Mario Fabiani, Gustavo Ghidini, Augusto Morello, Pietro Rescigno, Giuseppe Sena, coordinatore, Vincenzo Scordamaglia.
I due convegni erano espressione di un progetto organico e professionale della c.d. tutela attiva che richiedeva impegno organizzativo ed economico. Non a caso Franco Cassina e Rodriquez avevano ritenuto necessario che esistesse un ufficio legale interno – cosa rara per un’azienda delle dimensioni della Cassina – con un funzionario professionista dedicato a tempo: prima Adriano Villa, poi Anna Spadoni, ambedue assai validi, per presidiare con costanza il fronte delle azioni, giudiziali e stragiudiziali.
 
Su questa linea si collocò la decisione, condivisa dagli avvocati incaricati delle diverse cause, di chiedere a giuristi di chiara fama pareri scritti per sostenere le tesi della Cassina, anche contro la giurisprudenza prevalente, e quindi anche vigente il principio della “scindibilità”: ben noti alla dottrina ed alla giurisprudenza i documenti redatti da Giuliano Vassalli e Pietro Rescigno.
 
Un iter tormentato, quello che vedeva la Cassina difendersi – e all’estero, con successo – dal pulviscolo delle aggressioni alla Collezione Cassina I Maestri
Tra i molti episodi significativi val la pena di ricordare:

 
– L’imbarazzante dialogo tra un magistrato svizzero e Rodriquez: durante l’udienza, tenutasi presso il tribunale di Berna il 16 Agosto 1986, nella causa contro un’azienda svizzera che vendeva plagi di prodotti Le Corbusier, ovviamente fabbricati in Italia – e il giornale radio delle 8 del mattino successivo dette notizia della sentenza, ovviamente favorevole alla Cassina. Il Giudice chiamò da parte Rodriquez e parlando in italiano con il caratteristico accento schwyzer dutsch di Berna, gli domandò “Ma perché , invece di disturbare i tribunali svizzeri non adisce i tribunali italiani, visto che è da voi che si costruiscono questi plagi ?” La risposta, invero non elegante, fu “Perché voi siete un Paese civile …”
 
– Il viaggio di Rodriquez con Maurizio Traverso, l’avvocato che per lunghi anni assistette la Cassina, per chiedere al Pretore di Poggibonsi ed ottenere un provvedimento di urgenza nei confronti del plagiatore a quei tempi più insidioso; ma quando i Carabinieri arrivarono, la stessa mattina del decreto, trovarono vuoti i magazzini dei fusti dei mobili di Le Corbusier … salvo che, qualche settimana dopo, Rodrigo ricevette una proposta di alleanza dallo stesso plagiatore per aggredire legalmente l’azienda sua cliente, produttore del prodotto finito, che diceva di non avere ricevuto alcun fusto, quella mattina…
 
– La disperata richiesta di aiuto ( “Rodrigo, we are losing the face”, che talvolta prelude ad un harakiri ) da parte di Shigeto Mutoh, presidente della Cassina Japan.  E la faccia la Cassina Japan la stava perdendo perché un’azienda dal nobile passato, nata come produttrice di spade per samurai, aveva aperto uno show-room per vendere mobili di Le Corbusier fabbricati in Italia,  vendita accompagnata dalla dichiarazione che non era vero che Cassina ne avesse i diritti esclusivi di riproduzione.
 
L’aiuto fu dato invitando Charlotte Perriand con la figlia Pernette ad un viaggio a Tokyo: E che cosa di meglio se non fare incontrare giornalisti e interior decorators con uno degli autori di quei mobili ? Furono organizzati  due memorabili incontri, cui parteciparono anche gli amici che Charlotte Perriand aveva in Giappone, amicizie nate quando, dal Giugno 1940 al Dicembre 1942 essa aveva vissuto là, invitata dal Ministero della Cultura nipponico: Maekawa Kunio, Sakakura Junzo, Okakura Kazuko, Sory Yanagi (buon amico anche di Rodriquez)
 
E Charlotte raccontò come erano nati, quei mobili, descrivendo da par suo l’attenzione, la passione, la voglia e la consapevolezza di progettare qualcosa di autenticamente nuovo,  e concluse dicendo che le royalties che Cassina le pagava erano la sua principale fonte per comprare, ogni giorno, le baguettes: il suo pane quotidiano.
Ebbene, dopo circa un mese quello show-room chiudeva: nessun vi era più entrato per comprare i plagi.
 
Qualche anno dopo Charlotte mi inviò un suo scritto: “Copier c’est voler”. (all. F2 )
– Altro episodio, di sapore diverso, fu la decisione di alcune aziende interessate alla tutela del design mediante il diritto d’autore di dar luogo ad un’iniziativa comune.  A seguito di uno scambio di idee con Rolf Felbaum, della Vitra, Rodriquez partecipò con l’avvocato Anna Spadoni a due incontri a Weil am Rhein, cui furono invitate anche la Wittman e la Knoll; ne scaturì un manifesto, che, con alcune modifiche, fu presentato (all. F3), molti anni dopo, al Congresso tenutosi a Lubiana nel Maggio del 199
” Ogni tanto” ricorda Rodriquez “nel vivere qualcuno di questi episodi, ricordavo le appassionanti lezioni del grande giurista  Tullio Ascarelli  – cui è intitolata la Scuola Dottorale Internazionale di Diritto ed Economia presso la Sapienza, a Roma – del cui corso di Diritto Industriale non persi una lezione, nonostante non vi fosse obbligo di frequenza.   Una premonizione del destino ?”
 
Riprendiamo il filo del discorso: dicevamo che i Senatori Ombretta Fumagalli Carulli e Ettore Rotelli erano riusciti a inserire nella Legge 23 Dicembre 1996 n° 650 (la “finanziaria” di quell’anno) il breve articolo sopra citato.
 
Ma il 7 Luglio 1997, su impulso delle aziende che avrebbero dovuto smettere di fabbricare prodotti divenuti illeciti, il Consiglio Regionale della Toscana invia alla Camera dei Deputati una Proposta di Legge d’Iniziativa Regionale tendente a differire di un anno l’entrata in vigore di quella disposizione; il testo di commento sosteneva che “migliaia di piccole e medie imprese (omissis) saranno costrette a chiudere provocando la disoccupazione di migliaia di addetti”; in realtà, dai certificati delle Camere di Commercio risultava che le aziende interessate avevano, tutte insieme, un organico di 137 dipendenti regolari.
 
E la nefanda lobby si rivelava ancora più efficace nei confronti della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, che, nella Legge 7 Agosto 1997, n° 266, Interventi Urgenti per l’Economia, inseriva un articolo, il n° 27, il cui testo stabiliva” 1) Il co. 58 dell’Art. 1 (omissis) della Legge 23 Dicembre 1996 n° 650 è abrogato. 2) La durata della protezione giuridica del diritto d’autore per opere del disegno industriale (omissis) non può essere superiore a quindici anni, fino al recepimento della direttiva comunitaria in materia di brevettabilità dei disegni e modelli industriali.”
 
Con questa abrogazione, l’Italia faceva un passo indietro, suscitando il non gratificante stupore espresso da giuristi di altri Paesi europei, oltre a quella dei funzionari della Commissione.
 
Non restava che sperare nella Direttiva di cui era in corso la lunga e complessa gestazione del Libro Bianco, ad essa preparatorio, nutrito delle molte consultazioni svolte dai due giuristi incaricati, Bernhard Posner, danese, e Vincenzo Scordamaglia, italiano., sia presso organismi dei diversi Paesi Membri della Comunità Europea, sia presso il Comitato di Esperti dell’A.I.M., Association parmi les Industries de Marque, che discussero e fornirono le opinioni dei settori industriali interessati alla tutela.
 
A presiedere quel Comitato era stato designato Rodriquez, che, pur non essendo un esperto – e sempre comunque con la fattiva collaborazione dell’avvocato Spadoni – era esponente di uno dei settori più coinvolti nella protezione contro i plagi e le riproduzioni illecite: a quei tempi, egli infatti era anche Presidente dell’UEA, Union Européenne de l’Ameublement.
 
E la Direttiva per la Tutela dei Modelli e del Disegno Industriale arrivò, proposta dalla Commissione il 13 Ottobre 1998 ed approvata dal Parlamento Europeo il 28 Ottobre, con la sigla 98/71/CE il cui Art. 17, recita “I disegni e modelli protetti come disegni o modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro a norma della presente direttiva sono ammessi a beneficiare altresì della protezione della legge sul diritto d’autore vigente in tale Stato fin dal momento in cui il disegno o modello è stato creato o stabilito in una qualsiasi forma. Ciascun Stato membro determina l’estensione della protezione e le condizioni alle quali essa è concessa, compreso il grado di originalità che il disegno o modello deve possedere.”
Ora la legge italiana dovrà essere armonizzata alla Direttiva. Circostanze fortunate fan sì che Rodriquez, in quanto presidente di Federlegno Arredo, sia consultato dal Direttore Generale Visconti del Ministero dell’Industria circa la formulazione del testo con cui realizzare questa armonizzazione; ed egli propone il testo indicato da Giuseppe Sena sin dal 1991, che diventa l’Art. 25, del D.Lgs. del Ministero dell’Industria 2 Febbraio 2001 n° 95: “i disegni ed i modelli protetti da disegno o modello registrato in uno Stato membro (omissis) sono ammessi a beneficiare altresì della protezione della legge sul diritto d’autore”. Nella premessa, ci si riferisce esplicitamente al “principio della cumulabilità della protezione offerta dalla normativa specifica sui disegni e modelli registrati con quella offerta dal diritto d’autore”.
 
Bene, l’Italia torna dunque in Europa? E no, non va mica bene che torni in Europa così facilmente, sostiene il Consorzio Origine (il consorzio costituito dalle aziende toscane di cui sopra).
 
Tanto che alcune settimane dopo, l’11 Aprile, viene emesso un ulteriore D.Lgs., il n° 164/2001 che svuota di efficacia la protezione da diritto d’autore : l’Art. 1, co 2° detta “Per un periodo di dieci anni decorrenti dal 19 Aprile 2001, la protezione accordata ai sensi dell’Art. 22 non opera nei confronti di coloro che, anteriormente alla predetta data, hanno intrapreso la fabbricazione, l’offerta o la commercializzazione di prodotti realizzati in conformità con disegni o modelli precedentemente tutelati da brevetto e caduti di pubblico dominio.”
Dunque, secondo il legislatore, è giusto proteggere, però occorre dare 10 anni di grazia affinché le aziende i cui prodotti diventano illeciti possano ammortizzare gli stampi, destinare le materie prime ad altri prodotti , convertire la produzione, ecc. Mah!
 
Nel Luglio del 2005 fu attivata una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano, allorquando il Codice della proprietà industriale, oltre a recepire l’Art. 1, c. 2° sopra citato, aveva introdotto anche una disposizione che portava la durata della protezione di 25 anni invece che di 70 anni stabilito dalla Direttiva 93/98/CEE.
La Commissione UE, nel Luglio 2007 ha archiviato la procedura d’infrazione, ritenendo che le modifiche introdotte all’art. 239 del codice della Proprietà Industriale ( “la protezione del diritto d’autore sui disegni e modelli industriali non opera in relazione ai disegni che prima dell’entrata in vigore del D.L. 95/2001 erano o erano divenuti di dominio pubblico”) fossero sufficienti a considerare l’Italia adempiente.
In realtà, nell’incontro del 12 Febbraio 2008 richiesto da Confindustria alla DG Markt, Proprietà Industriale, presenti Rodriquez, Vicenzo Scordamaglia, Giovanni Casucci, appariva evidente che la decisione di non intervenire ulteriormente nei confronti delle autorità italiane era fondata prevalentemente su “superiori ragioni di politica comunitaria” che l’ha indotta a drammatizzare piccoli vizi di forma.
 
Al termine di quell’incontro, i funzionari della Commissione, consapevoli della fondatezza delle argomentazioni svolte, garbatamente suggerivano di tentare di rimettere il caso alla Corte di Giustizia Europea. Tentativo esperito con successo: il tribunale di Milano, in una causa relativa ad un plagio della lampada Arco di Achille e Giacomo Castiglioni, ha, su richiesta della FLOS, rinviato il caso alla Corte di Giustizia.
 
La sentenza della Corte, emessa il 26 Gennaio 2011, ha accolto le conclusioni generali dell’Avvocato Generale pubblicate il 24 Giugno 2010, del tutto favorevoli alla posizione della Flos, apportando tuttavia una lieve variante a due dei paragrafi, variante che ha consentito – evidentemente non consapevolmente – alla lobby delle aziende i cui prodotti sono diventati illeciti, di lanciare un robusto tentativo affinché la tutela del diritto d’autore sul design non si applicasse alle opere realizzate prime del 2001.
 
Grazie all’ impegno comune di imprenditori attenti al valore del design, coordinati da Confindustria, si è ottenuto di neutralizzare quel tentativo: l’Art. 239 del Codice di Proprietà Industriale è – per ora ? – salvo.
Come si concluderà questa vicenda che ha visto Rodriquez impegnato senza soluzione di continuità sin da quando era imprenditore della Cassina, e poi, successivamente, in altri ruoli ?
 
Anche nei suoi ruoli associativi infatti Rodriquez aveva ben presente la tutela del design.