NEWS 7 MARZO 2017

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TRENTO, 7.3.2017 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRENTO

” Industrial Engineering Day”

INTERVENTO RODRIGO RODRIQUEZ

Industria 4.0 e dintorni: come sarà il mercato del lavoro ?

Qualcuno ha detto che l’industria 4.0 è il balsamo per tutti i mali della società occidentale. Ne dubito.

E siccome ho il piacere di rivolgermi a giovani che stanno per entrare nel mondo del lavoro, apro il mio intervento trasformando il dubbio in una domanda un poco ansiogena.

Come sapete, OCSE e Cedefop EU (Centro europeo che fornisce i dati su cui si fonda la politica di istruzione e formazione professionale) affermano che tra il 2020 ed il 2025 il 50% dei profili professionali dei quadri della aziende non saranno più quelli di oggi, e che saranno sostituiti da altri: la domanda è:QUALI ?

La previsione di una mappa dei nuovi profili si infrange contro la difficoltà di prevedere quali nuove tecnologie appariranno e la velocità di evoluzione delle esistenti

E l’ingegnere 4.0 è una delle figure professionali su cui si concentrano maggiormente i cambiamenti.

V’è chi ha individuato due linee: di evoluzione dell’Ingegnere 4.0:
a) un professionista attivo nel campo di ricerca ed innovazione, che opererà nell’ambito di reti orizzontali, e piattaforme condivise
b) progettazione dei processi , in forte integrazione con responsabili di funzioni a valle, sia operando direttamente dove i processi si svolgono sia nei laboratori di realtà virtuale

Precisiamo ora in che cosa consista Industry 4.0 ; ess si fonda sul concetto di smart factory che si articola in
• Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
• Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
• Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia.

Tra le tecnologie che fanno parte di questo ecosistema possiamo includere, in ordine sparso: robotica , intelligenza artificiale, sensori evoluti, cloud computing, internet delle cose, acquisizioni ed analisi dei dati, fabbricazione digitale, inclusa la stampa 3D, software Saas ( Software –as-a-service ), smartphone e simili, piattaforme mobili, piattaforme che usano algoritmi per guidare veicoli a motre8 strumenti di navigazione, app. di condivisione di guida, servizi di consegna/ pony express, veicoli autonomi e la conseguente integrazione di tutti questi fattori in reti interattive
Dunque, i quadri delle aziende, iniziando dagli ingegneri, dovranno essere esperti di informatica; stime non so quanto attendibili indicano in circa 100.000 unità gli esperti di informatica di cui il sistema industriale italiano avrà bisogno.
Peccato che tutte le Facoltà di informatica, in Italia, siano a numero chiuso o, come si dice oggi, a numero programmato. Non conosco la somma dei numeri chiusi, ma certamente fa meno di 100.000
In questo quadro, in cui il 45% ( McKinsey) delle attività per cui la gente è retribuita può essere automatizzata usando tecnologie già sperimentate, a chi è portatore di competenze ingegneristiche si chiederà
A) a coloro che lavoreranno in produzione non soltanto di far bene quel gli si chiede, ad es. di ottimizzare le linee di produzione, ma di contribuire alla progettazione di nuovi processi
B) a coloro che lavoreranno nella ricerca di essere flessibili ed aperti a lavorare con altri per progetti che inglobano diverse competenze, dunque con modalità non multidisciplinari ma interdisciplinari: si pensi alla meccatronica; dunque operare secondo le tre C
Cooperare, Comunicare, Condividere
Credo che molte delle aziende qui presenti potrebbero fornire testimonianze di progetti sviluppati con approccio interdisciplinare.
Cito un caso reso noto anche dalla stampa: la Selle Royal di Vicenza, che dalla produzione del semilavorato feltro, è passato al prodotto finito sellini per bicicletta, diventando uno dei leader di questa merceologia: i prodotti sono sviluppati da team di designer, ingegneri e biomedici

Uno dei ruoli che più mi coinvolge oggi ha a che fare con i materiali. Mi riferisco a Material ConneXion, nata a New York nel 1995, di cui attualmente ho la licenza di know-how per l’Italia, e la cui missione è di contribuire all’innovazione operata dalle piccole e medie imprese, agendo come facilitatore proattivo del contatto tra chi offre materiali e processi innovativi e gli utilizzatori, dunque fornendo al mondo del progetto un accesso permanente ai materiali nuovi ed alle nuove soluzioni nell’uso dei materiali esistenti, con particolare attenzione a quelli sostenibili.

In passato, i materiali erano percepiti come risposte tecniche a problemi tecnici.

Dagli anni’70, grazie allo sviluppo della ricerca sopratutto nel settore delle plastiche, abbiamo materiali con qualità sensoriali ed estetiche inimmaginabili con i materiali naturali, aprendo nuove prospettive semiotiche, che hanno a che fare con i loro significati socioculturali.

Ovviamente, l’artificialità deve fare i conti con il rispetto dell’ambiente, e questo apre nuovi spazi alla ricerca interdisciplinare in cui le competenze e direi la cultura dell’ingegnere, più attento al prodotto finale, giocherà un ruolo di peso, a condizione che esso, l’ingegnere, sia più flessibile.

Sto toccando, ne sono consapevole, un punto delicato, che prende le mosse da esperienze avute da miei collaboratori in alcuni progetti finanziati dalla Commissione UE, per esempio al progetto Trash 2 Cash che si propone, utilizzando scarti tessili e fibre a valore zero, creare prodotti di alta qualità grazie a tecnologie design driven

Un esempio. I risultati della ricerca svolta presso 17 Centri di ricerca di 8 Paesi hanno portato a un prodotto della austriaca LENZING, che, usando fibre tessili da scarti delle confezioni di Zara ( Antares … ) produce un tessuto su cui viene applicato un fluoropolimero che ha caratteristiche eco-rigenerative quando composto con enzimi naturali, non composti chimici

Ebbene, nella fase finale del progetto, in cui Material Connexion è chiamato ad agire per trasformare i risultati della ricerca in prodotti vendibili, i miei collaboratori hanno rilevato che i laureati in ingegneria sono spesso portatori un approccio più rigido degli altri laureati: meno disponibili a procedere verso una soluzione che punta ad un risultato positivo soltanto probabile; mentre l’innovazione richiede spesso di percorrere sentieri incerti.
Ovviamente, questa non vuole essere critica al prestigioso mestiere dell’ingegnere, ma stimolo a quelli di voi che stanno proiettandosi nel mondo del lavoro, in particolare alla ricerca interdisciplinare.
Per associazione di idee, parlando di materiali non si può non riflettere sulla crescente, vorrei dire ineluttabile, attenzione all’ECONOMIA CIRCOLARE, dalla consapevolezza che produci, consuma, butta non è più sostenibile e va sostituito con produci, consuma, recupera.
Uscirà tra qualche giorno un libro scritto da miei due collaboratori, per la Collana Materia Rinnovabile della casa editrice Edizioni Ambiente, dal titolo Materiali in progress

Mi avvio verso la conclusione, leggendovi una descrizione di che cos’è l’ ingegnere, che ho trovato in Internet mentre mi preparavo a questo nostro incontro: è un professionista qualificato in ingegneria, ossia uno scienziato che sfrutta le proprie conoscenze di per applicarle alla progettazione, realizzazione e gestione di dispositivi, macchine, strutture, impianti e sistemi finalizzati allo sviluppo del genere umano e della società.

Dunque, voi, giovani amici, quando entrerete nel mondo del lavoro, ricordatevi che avrete anche la responsabilità di contribuire a rendere migliore il nostro mondo.

Rodrigo Rodriquez, imprenditore

Trento - R.Rodriquez

trento-Corriere Trentino

Trento - Gli ingegneri incontrano le aziende

Università di Trento – WebMagazine