Quarta di copertina

QUARTA DI COPERTINA

Quando ero giovane, ignaro della mia ignoranza e della mia genialità, pensavo che, se fossi vissuto nel tempo del Rinascimento, per la mia manifestazione sarei senz’altro approdato nella Roma dei Papi.
Dalla Storia dell’Arte, l’unica che amavo, apprendevo di Michelangelo e del Papa.
Per analogia azzardavo che, nell’epoca che mi appariva dell’era industriale, la cosa buona fosse cercare di fare Arte per l’Industria. Per le vie incomprensibili del destino, lavorando io già allora, grazie al valente Emilio De Maddalena, da Confalonieri e Negri, mi accadde di incontrare Cesare Cassina, con il quale ebbi poi una fruttuosa relazione di forma antica. Le dinastie crescono lungo le loro vie del valore. Quando a Cesare Cassina succedette Rodrigo Rodriquez, dovetti diventare grande.
Amo ancora la Storia dell’Arte e penso che la Storia del Potere sia a essa spesso intimamente intrecciata.
Ora che sono più consapevole e ugualmente geniale, sono certo che se non avessi incontrato Rodrigo la mia Storia sarebbe molto diversa, credo anche la sua e anche quella del Design Italiano.

Francesco Binfarè    

 
 

Nel 1967 si presentò ai giovani “radical” di Firenze (Archizoom e Superstudio), Cesare Cassina in persona, che avendo visto le nostre primissime pubblicazioni ci proponeva di lavorare per lui.
Questo lontano episodio la dice lunga sull’intuito e il coraggio di questo Imprenditore, che ci invitava a fare parte dei Cavalieri della sua nobilissima Tavola Rotonda, accanto ai più grandi designer di allora; da Vico Magistretti a Mario Bellini, da Gianfranco Frattini a Gio Ponti.
Nel giro di pochi anni la “Corte del Grande Cesare” divenne un territorio che occupava interamente le diverse regioni del design: dalle nuove generazioni (oltre a noi Philip Starck, Toshiyuki Kita, Gaetano Pesce, Paolo Deganello) , ai Maestri (come Le Corbusier, Mackintosh, Rietveld, F.L. Wright… )
Il Grande Ciambellano di Corte era Rodrigo Rodriguez e il pifferaio magico Francesco Binfarè.
Da allora molti anni e molti uomini sono passati, ma il carisma del nome Cassina mi sembra ancora intatto, anche se miracoli di quel genere sono sempre più rari…

Andrea Branzi    

 
 

Devo  a Cesare Cassina la messa in produzione di un prodotto difficile come la “A&O” (1974) e quella stima che mi aprì lo spazio in una azienda che allora era sogno e aspirazione di ogni progettista, sopratutto se poco più che trentenne come me.
E fu  Rodrigo Rodriquez, che prese il testimone lasciato da Cesare, a sostenere il mio lavoro  e  la messa in produzione  della collezione delle sedute e del letto  “Torso”(1982).
Mi telefonò per avvertirmi che sarebbe stato presentato nel negozio di Via Durini in coincidenza col salone del Mobile dell’84 – ero molto orgoglioso di questa decisione – e mi chiese “che nome vuoi dargli ?” Risposi: BODY, e Rodrigo “Ma per gli americani significa  “cadavere” ed io “per me significa CORPO e i miei oggetti si compiacciono di accogliere  il corpo umano”.
Rodrigo col suo tono fermo ma comunque  gentile e paziente “per favore, Paolo, trova un altro nome”. Lo richiamai dopo qualche minuto proponendo TORSO, in ricordo del Torso del Belvedere di Apollonio che tanto piaceva a Michelangelo, il mio artista  e architetto preferito.
Tirò un sospiro di sollievo, il Rodrigo: avevamo concluso alla pari l’ennesima battaglia.

Paolo Deganello    

 
 

Ricordare la Cassina dei grandi suoi momenti farà solo del bene. La storia di questa leggendaria azienda, la sua etica, onestà, amore per il progresso, alta professionalità dei suoi lavoranti, curiosità dei suoi fondatori, la loro scelta di avere un catalogo di prodotti non omogeneo, ma che invece corrispondesse alle diverse personalità dei collaboratori creativi esterni, fa di questo nome il più alto nel ricco panorama del Design Italiano.

Questo libro, che racconta l’esperienza di uno dei protagonisti del successo della Cassina, sará per chi non ricorda lo strumento per riscoprire il rigore, la qualità, l’impegno culturale, la sperimentazione, la democraticità manageriale, l’apertura mentale e l’amicizia che questa compagnia ha saputo creare intorno a se: il risultato appartiene alla migliore Storia del Design Italiano.

Gaetano Pesce