Prefazione

UN LIBRO-NON LIBRO SULLA STORIA DELLA CASSINA

La rivista Ottagono, nel numero 30 del Settembre 1973, pubblica un lungo articolo sulla Cassina e la definisce come “una sorta di aristocrazia nel produrre, che si manifesta in tutti i loro atti, decisioni, scelte”.

Da questo modo di concepire la propria identità aziendale risulta una delle regole d´oro della Cassina, “l’imprenditore non si esprime con le parole, come i creativi o i facitori di cultura, ma con i fatti e con i prodotti che la propria azienda offre al mercato”.

Dai documenti reperibili, si potrebbe anche scrivere un capitolo della storia del “fenomeno del design italiano”, ingrediente portante del “made in Italy”: oppure, in altra prospettiva, la storia di una delle imprese dell’arredamento italiano, di cui la Cassina è un illustre esempio di come industria e designer lavorano insieme.

Infatti, se è vero, come è vero, che alla creazione di un buon prodotto il designer contribuisce con la sua idea – innovativa e pertanto originale – e l´imprenditore ed i suoi stretti collaboratori con l’applicazione del proprio know-how, questo ci porta ad affermare che il design senza l’industria non esiste, perchè il design è il risultato di un’ interazione sinergica fra il progettista e l’industria.

Questo “non libro” si propone di raccontare una fra le tante storie, che, nell’Italia degli anni `60 all`80, spiegano il ruolo che l’imprenditore ha avuto nel successo del design italiano, altresì descrivendo il passaggio da una azienda la cui gestione si fonda sulla legittimazione che scaturisce dalla proprietà, ad una che si fonda, anche, su competenti professionalità.

PREFAZIONE

CAPITOLO I

L’INDISCRETO FASCINO DEL DESIGN

“Sono un imprenditore entrato nell’azienda in maniera comoda, ho sposato la figlia del padrone”, dice Rodrigo Rodriquez. Ma, in realtà, questa “comodità” si è piuttosto dimostrata sfida, manifestazione della volontà di portare l’azienda – o le aziende, perché la sua avventura iniziò lavorando nella C&B Italia – ad adottare un modello organizzativo più evoluto, idea questa, in quei tempi, gli Anni ’60, molto lontana dalle preoccupazioni delle piccole e medie industrie della Brianza, il cui successo nasceva da fulminanti intuizioni imprenditoriali e dalla capacità di utilizzare al meglio la rete di risorse presenti in quel distretto industriale.

Il suo ingresso in Cassina nel 1973, quando fu sciolto il vincolo societario tra i Cassina e Piero Busnelli, fu in realtà un ritorno, dopo una prima esperienza di circa tre anni – esattamente dal 1 Dicembre 1961 al 24 Agosto 1964 – quando accolse la proposta che Cesare Cassina gli fece qualche giorno dopo avergli concesso la mano di Adele, che Rodrigo aveva conosciuto frequentando ambedue l’IPSOA, a Torino (foto 1-2-3).

“A parte il buon rapporto umano che subito instaurammo e la stima che sentii nei suoi confronti “racconta Rodriquez “egli pensava che un futuro genero, giovane laureato e con un buon corso IPSOA alle spalle, poteva dare un contributo all’azienda, e a quanto poi egli stesso mi disse, avrebbe potuto risolvere il problema della sua successione: Cesare Cassina faceva le sue scelte guardando sempre in avanti.”

“La proposta era allettante, ma non corrispondeva ai miei interessi di quel momento e alla specializzazione cui, frequentando l’IPSOA, mi ero preparato:. direzione del personale e organizzazione aziendale. Chiesi se mi sarebbe stato consentito di interessarmi di personale e organizzazione. Sia Cesare Cassina che Umberto Cassina mi risposero, con generosa cortesia “venga a fare quello che vuole”.

“Ed iniziai a lavorare in Cassina. Tra parentesi, quando io arrivai a Meda, nello stesso periodo, il mio futuro suocero – oh, sublime astuzia – mandò Adele a Roma, da dove io provenivo, per aprire la show-room della Cassina, in Via del Babuino, la prima show-room di mobili di disegno contemporaneo a Roma, che tra l’altro, fu un grande successo; ovviamente Adele fu accompagnata dall’adorabile e severa zia Maria”.

Alla Cassina, Rodriquez lavorò per qualche mese a tempo pieno, cercando di istituire la funzione di direzione del personale, introducendo criteri e tecniche (gli allegati A1 sono un esempio per tutti: una job description… ! ) alquanto estranee al modo con cui datori di lavoro e lavoratori vivevano il loro rapporto in una solida azienda brianzola, condotta da personalità carismatiche e altamente rispettate, espressione positiva di paternalismo illuminato.

Consapevole tuttavia del rischio di introdurre nella gestione delle risorse umane germi nuovi, incompatibili con la cultura della semi-lealtà assoluta al titolare, tipica delle aziende a conduzione familiare – e che nel tempo avrebbe poi imparato a rispettare e ad apprezzare – si era proposto di cercare il punto di equilibrio tra l’approccio manageriale e l’approccio familiare. Non a caso, al termine del corso serale di sociologia che frequentava all’Università Internazionale di Studi Sociali, nota come Pro Deo, aveva approfondito l’argomento dedicando la tesi di diploma al tema “Lo status psicosociale dei Capi Intermedi in un’Azienda a Conduzione Familiare”.

Ovviamente egli si interessava anche ad altri argomenti e funzioni aziendali che l’introducevano, pian piano, nel mondo del mobile del disegno contemporaneo – gratificanti e importanti, per la sua formazione futura, gli incontri con Giò Ponti, Vico Magistretti, Mario Bellini, Gianfranco Frattini – e contatti con la rete di vendita.

Tuttavia, poiché la Cassina non poteva offrirgli uno spazio nel mestiere che in quel momento lo affascinava, chiese di poter ridurre il tempo di lavoro in azienda e lavorare in “part-time” per un’altra organizzazione. Umberto e Cesare, ed anche Franco, acconsentirono, ed egli entrò come consulente nella P.A. (Personnel Administration), società di consulenza inglese di alto profilo che aveva aperto una filiale a Milano affidata a Silvio Cusin, esperto di grande spessore.

Ma i germi introdotti nel corpo sociale avevano dato i loro frutti, e, un bel giorno, accade un episodio che fece traboccare il vaso. In occasione di uno sciopero nazionale del settore, alcuni operai della Cassina, per la prima volta, scioperarono. Certamente il clima sociale esterno era cambiato, ma i concetti “evoluti” che Rodrigo aveva diffuso, iniziando dal riconoscimento del sindacato come interlocutore non da sollecitare, ma da ascoltare se si fosse presentato in azienda, avevano, agli occhi di alcuni operai, declassato la partecipazione allo sciopero da sacrilegio a semplice scortesia …

Il giorno dopo, Umberto Cassina, com’era sua abitudine, fece molto presto al mattino, verso le 7, il suo giro per l’azienda e lasciò sui banchi da lavoro degli operai che avevano scioperato (per un giorno), un foglio (all. A2) in cui contestava, con linguaggio corretto, questo comportamento improprio. “Io, a mia volta”, racconta Rodriquez, “feci il mio giro abituale, mezz’ora dopo, vidi questi fogli, li collocai garbatamente sulla scrivania di zio Umberto, tornai a casa – perché le lettere di dimissioni senza preavviso si scrivono a casa, non in azienda e scrissi la mia letterina ufficiale (All. A3) e una seconda lettera con le ragioni della mia decisione (all. A4) e le portai a mano a zio Umberto, a mio suocero Cesare Cassina, a mio cugino Franco. E me ne andai.”

Nei giorni successivi, con garbo e affetto, anche usando argomenti connessi alla solidarietà familiare, tentarono di farlo recedere. Il va sans dire che il rapporto interpersonale di grande cordialità e stima reciproca rimase intatto.

Quel che non rimase intatto, per Rodrigo, fu lo standard di vita della sua famiglia, sia perché diventò disoccupato in un momento in cui l’economia italiana stava subendo una temporanea flessione, sia perché con Adele decise di rifiutare ogni aiuto economico da parte delle rispettive famiglie.

Le due successive esperienze, ambedue in funzioni e con responsabilità aziendali corrispondenti ai suoi interessi, in aziende decisamente non brianzole, furono in Rhodiatoce del Gruppo Montecatini dall’inizio del 1965 e 3M Minnesota Italia dal 1967 a fine 1969.