Introduzione

Mario Bellini (*)

Se digitate su Google la parola “Cassina” i risultati sono oltre 6 milioni. E se restringete la ricerca aggiungendo la parola “design” – per evitare di incappare in Cassina de’ Pecchi o in qualche Comune omonimo o ancora nel fuoriclasse della ginnastica Igor Cassina – i risultati scendono (si fa per dire) a oltre un milione e mezzo. Basta questo per far capire quale straordinaria avventura è cominciata nel 1927, a Meda, un piccolo paese della Brianza, porzione rilevante della Lombardia, grazie a una famiglia di cognome Cassina. A cominciare dal signor Amedeo, il papà, per continuare otto anni dopo con i figli Umberto e Cesare, allora poco più che giovanotti.

Internet non esisteva in quegli anni, ma esisteva invece quell’intuizione pura dei Cassina e di alcuni altri imprenditori, tutti brianzoli e tutti ricchi di quella capacità di prevedere, capire e intraprendere, che oggi li farebbe definire “illuminati”. Tiro in ballo queste due parole – intuizione pura – che scomodano i grandi della filosofia da Platone a Kant e Bergson, per il gusto di affiancarle in modo irriverente a quella Brianza dove sono andato centinaia di volte. Riferimento: Cesare Cassina e Rodrigo Rodriquez, protagonisti di una stagione imprenditoriale indimenticabile, o Francesco Binfarè, il responsabile e “demiurgo” del Centro ricerche aziendale, compagno insostituibile di entusiasmanti e irripetibili avventure creative ed estetiche. La Brianza dove, sembra buffo dirlo in questo nostro straordinario mondo globale, tuttora nel dna di chi vi nasce, e molto spesso vi lavora, si tramanda quell’intuizione (elegante) di rilevanza mondiale per lo stile e il buon gusto. In che cosa? Non tanto nella moda o nella cucina, bensì in ciò che un tempo di definiva “arredamento” e che oggi con termine international & trendy si riassume con la parola magica “design”.

Ecco, tutto questo mediatico mondo del design che oggi occupa sempre più ampie porzioni di riviste, tanto nella parte informativa quanto in quella pubblicitaria, è diventato dominio di un pubblico incredibilmente ampio. Un fenomeno che molti anni fa non si sarebbe immaginato e che mi fa ricordare il giorno in cui, sarà stato il 1965, un altro imprenditore illuminato, Piero Busnelli, mi disse con il suo inconfondibile intercalare brianzolo: “Dobbiamo darci da fare con questo “désign” di cui si parla tanto”. La sua pronuncia della parola design, letta all’italiana e con l’accento sulla “e”, risentiva del ruvido brianzolo, ma era il segno di una curiosità inesauribile: prima ancora di comprendere appieno il significato di quella parola Busnelli ne aveva già percepito e ne cavalcava la straordinaria potenzialità. E poco importa che la pronunciasse a modo suo. Busnelli era sempre un passo avanti tanto che approvò subito la proposta di Enrico Trabacchi di chiamare Oliviero Toscani a realizzare, nel 1972, la campagna promozionale delle Bambole, esempio destinato a restare nella storia per spirito trasgressivo e anticonformista.

Per anni, straordinari, in cui ho viaggiato ovunque (130 volte in Giappone e 40 in Australia, oltre alle molte mete di esplorazione, lavoro e vacanza), l’esperienza con quel vitale mondo imprenditoriale non mi ha mai abbandonato. Anche per un’altra ragione: Cassina per me è sempre stata sinonimo di libertà di disegnare, inventare, ricercare, sperimentare. Una Silicon Valley dove ho potuto realizzare – su invito del MoMa di New York – la madre di tutte le automobili mono-volume, intendo Kar-a-Sutra, senza che nessuno venisse a dirmi quale stranezza stavo costruendo in quei campi di granoturco vicini all’azienda coinvolgendo collaboratori, amici, famigliari, fotografi e mimi. Una Silicon Valley dove ho disegnato, indisturbato e senza esserne stato richiesto, una sedia – la Cab, tre lettere che citano una tipologia di carrozza – a tutt’oggi già venduta in oltre 600 mila copie. La ritrovo ovunque nel mondo, in case o aziende, sempre perfettamente realizzata in ogni suo dettaglio. Doveva essere un esperimento avviato facendo riferimento all’idea “platonica” di sedia (ovvero quattro gambe, sedile, schienale), come già le sedie-trono degli antichi egizi, e invece è diventato un best seller-evergreen, dai Settanta a ora.

In realtà potevo disegnare indisturbato e senza richieste specifiche sempre e comunque, grazie alla sobria onnipresenza e autorevolezza di Cesare Cassina che sapeva non interferire nel delicato momento della creazione di cose nuove e, quando invece era necessario, sapeva esserci per valutare e decidere. Un atteggiamento che, con uno stile diverso e con una colta e sensibile capacità manageriale, ha sempre contraddistinto l’azione di Rodrigo Rodriquez, cui spettava il compito di sorreggere e far funzionare quel delicato e complesso meccanismo aziendale.

Rodrigo Rodriquez è arrivato in Cassina come una meteora. Una meteora capace di traghettare l’azienda con passi non traumatici da una realtà brianzola “ruspante”- ma dall’impeccabile e raffinata qualità manifatturiera – a un’azienda gestita con criteri manageriali al passo con i tempi e quindi capace di restare costantemente “contemporanea”, ancora oggi, dopo i nuovi assetti proprietari. E per “contemporanea” intendo dire la trasformazione di una realtà industriale da local a global. Anche se ci aveva pensato per primo Cesare Cassina quando nel 1965 ebbe l’intuizione e la preveggenza di acquisire i diritti mondiali per mettere in produzione industriale i capolavori di Le Corbusier, oggi – incredibilmente – il “designer” di maggior successo dell’azienda. Il primo della serie “I Maestri”, una serie cult oggi invidiata da tutto il mondo. Una serie che, ora continua. Perchè se il tempo passa, la qualità resta: quella vecchia capacità artigianal-industrial-manageriale ha finalmente consentito di realizzare l’irrealizzabile: il Veliero, la libreria-capolavoro di Franco Albini disegnata nel 1940. Come dire: la storia continua.

Mario Bellini
(* architetto e designer)