Collezione i Maestri

CAPITOLO VII
LA COLLEZIONE I MAESTRI

Il design italiano nell’arredamento contemporaneo nasce e si afferma negli Anni ’50 per la felice coincidenza di vari fattori: designer, prevalentemente architetti, colti e creativi, imprenditori attenti e disponibili al rischio, un mercato sensibile e desideroso di novità.

La Cassina, anzi Cesare Cassina, dopo alcuni incontri con Dino Gavina, che aveva chiamato in Italia Marcel Breuer (foto 19) aveva capito che era arrivato il momento di riscoprire le radici dell’arredamento contemporaneo, gli archetipi, i precursori, gli anticipatori e i generatori di un nuovo modo di progettare oggetti di arredo, di dotarli di una nuova estetica.

In quegli anni, il nome che più assumeva in sé queste caratteristiche, era Le Corbusier. I primi contatti, pensando ad una possibilità di avere i diritti di produzione dei mobili di Le Corbusier, furono stabiliti con Heidi Weber, alla quale Le Corbusier aveva trasferito il diritto di sfruttamento sulle sue opere di scultura e pittura, e per un periodo limitato, quello sui mobili e sulle attrezzature domestiche che egli aveva disegnato con Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret, e il primo contratto di licenza fu firmato da Franco Cassina il 23 ottobre 1964.

Dopo la morte di Le Corbusier, la Fondation Le Corbusier, che egli nelle sue ultime volontà aveva nominato erede universale, subentrò nella titolarità dei diritti sui mobili. E Cassina fu richiesta di stipulare un nuovo contratto, parti contraenti essendo, oltre alla Fondazione, anche Charlotte Perriand e l’erede di Pierre Jeanneret, e, come Franco ed io concordammo, su richiesta di Cassina, fino ad una certa data, la stessa Heidi Weber.

Ricorda Rodriquez “La riunione, formale e tesa, per la firma di quel contratto, fu preceduta da un déjeuner in un piccolo ristorante di Rue du Bac, il Gaya: ed io, seduto tra Charlotte Perriand e Heidi Wber, sentivo il mio corpo trapassato dalle scariche elettriche che le due signore si scagliavano l’un l’altra … ”
Nel tempo, la collezione I Maestri si è ampliata attraverso l’acquisizione dei diritti di riproduzione dei mobili di G.T.Rietveld (1971), C.R. Mackintosh (1972), G. Asplund (1981) e F.L. Wright (1985).

Con la collezione I Maestri Cassina stimolava ed educava il gusto del pubblico, offrendo mobili che, consegnati alla storia, costituiscono le radici del design contemporaneo, dando una risposta all’implicita attesa di architetti, professionisti, consumatori colti ed attenti di tutto il mondo. Per la prima volta il mercato poteva acquistare repliche di archetipi disegnati dagli esponenti più autorevoli e significativi del Movimento Moderno.

Ciascuno dei Maestri inseriti nella Collezione ha impresso una forte impronta nella storia del design

Le Corbusier
fondatore di un nuovo modo di concepire il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, che rivoluziona l’architettura – anche quella di interni – partendo da premesse teoriche razionali e riordinatrici.
G.T. Rietveld
interprete ed esplicitatore delle teorie del movimento De Stijl e di Theo Van Doesburg.
C.R.Mackintosh
genio che conclude un’epoca, condensandone le “memorie forti” e ne apre una nuova, creando oggetti portatori di un linguaggio forte e originale.
E.G.Asplund
punto di riferimento nell’architettura e nel design scandinavi del XX secolo, che hanno influito sul design italiano nel periodo della sua formazione.
F.L.Wright che
muovendo da modelli autoctoni di cultura dell’abitare, introduce concetti di articolazione dello spazio che diventano riferimento necessario per l’architettura d’interni e per il design contemporaneo.

A questo punto dobbiamo introdurre l’Architetto Filippo Alison, ora Professore Emerito dell’Università di Napoli, che, dotato di un poderoso armamentario di ricerca e di sensibilità ermeneutica, ha messo a punto ed attuato un originale metodo di ricostruzione.

“La ricostruzione dei mobili ed oggetti della collezione I Maestri, resa possibile dalla disponibilità e dal coinvolgimento diretto dei rispettivi eredi”, spiega Filippo Alison, “si fonda su un lavoro di accurata analisi ed attenta reinterpretazione dei prototipi e/o disegni originali. Reinterpretazione che ha consentito non solo di rinvenire nuovi valori da destinare ai contesti ambientali attuali, ma anche e soprattutto di ricostruirli approfondendo ed affinando l’area di sovrapposizione e di continuità tra tecniche tradizionali e tecniche attuali”.

“In qualche caso, ad esempio per Mackintosh, si recupera il senso del lavoro di alto artigianato; in altri – ad esempio per Le Corbusier – nasce lo stimolo a studiare tecniche di produzione per il grande numero.”

“Quando mi sono recato in Cassina”, commenta Filippo Alison, “ero portatore di una proposta culturale, più che non una proposta destinata poi alla produzione; il mio obiettivo era quello di rilevare dei valori e diffonderli, chiedendo ad una organizzazione produttiva, di suscitare un interesse nuovo, in quel momento estraneo agli interessi della produzione di oggetti di design”.

“Il primo contatto con la Cassina l’ho avuto nel ’69, quando avevo, già nel ’68, incominciato a lavorare su Mackintosh studiando questo gran personaggio, per alimentare, appunto, una nuova visione del design, era quello che tentavo di fare recuperando i valori del Movimento Moderno. Proponevo di ricostruire alcuni modelli da destinare ad un’utenza legata alla formazione e alla cultura: scuole, musei, ecc. Non, dunque, destinati al mercato.

“La cosa nacque così. Il signor Cesare aveva ben compreso il mio intento e ne aveva subito colto le possibilità di sviluppo ulteriore. E così partimmo, con grande resistenza da parte dell’azienda, resistenza che io mi aspettavo, perché non era una cosa semplice. Soltanto alla fine, quando c’è stato un interesse così aperto e divulgato dai plagi, io ho avuto la certezza che in Cassina alcuni settori hanno poi considerato positivo questo lavoro.”

“Ricordo” soggiunge Rodriquez “che un giorno mio suocero mi telefonò chiedendo di raggiungerlo nella sua casa di Carimate, perché era andato a trovarlo un professore che gli proponeva di mettere in produzione delle sedie di un certo scozzese, e voleva presentarmelo perch’io capissi qualcosa di più; in realtà non avevo mai sentito parlare di questo Charles Rennie Mackintosh, ma, dopo mezz’ora di dialogo con Filippo, compresi che formidabile contributo esso avrebbe dato alla Collezione I Maestri“. E iniziò la trattativa con la Glasgow School of Art, con l’Hunterian Art Gallery dell’Università di Glasgow, con la Society of Scottish Architects.

IX. A LA RICOSTRUZIONE

“Le furie amare della complessità,
le immagini che a fresche immagini
ancora danno origine”.
William Butler

“Questo aforisma è un esempio dell’eterno processo della creazione delle forme che regola l’umano operare. In questa prospettiva, filologia e produzione, “che parrebbero muse di opposti olimpi”, possono incontrarsi su un terreno comune.
L’obiettivo principale dell’operazione I Maestri“, spiega F. Alison, “è di trasferire valori culturali da una condizione temporale e geografica ad un’altra, dal contesto in cui furono immaginati, furono ideati, ad oggi. Nel trasferimento si devono considerare tutte le valenze del progetto, i rapporti, i fattori di coinvolgimento, l’interconnessione, , per illuminarli con il riflesso del mondo contemporaneo. I metodi adottati non si riferiscono soltanto all’idea del recupero di una idea archetipica per riattivarla, muovendo il lavoro dalla conoscenza e realtà storica: la ricerca fa capo ad un modello originario e si effettua avendo come scopo la ricognizione dello schema tipologico”.
“Per conservare, rigorosamente intatto, il senso dell’oggetto originario”, prosegue Alison, “occorre fornire ben altro che non il mero soddisfacimento estetico con la replica o con la copia dell’originale, che è intesa in questo caso, come un simulacro; la ricostruzione va oltre il campo puramente formale e figurativo della replica: essa attinge a valori più ampi, rintracciabili solo con l’acquisizione di esperienza nel campo”.
Il processo di ricostruzione, così come concepito da Filippo Alison, non fu soltanto utilizzato per i mobili di Mackintosh, ma anche per quelli di Maestri successivamente introdotti, nonché per la revisione di quelli di Le Corbusier, cui si coinvolse autorevolmente l’affascinante Charlotte Perriand.

Disegni, schizzi, prototipi e ogni altro materiale disponibile, cui, grazie ai contratti stipulati, Cassina aveva esclusivo accesso – erano analizzati, insieme agli eredi ed ai collaboratori (“Ricordo con rispetto e tenerezza”, racconta Rodriquez, “i giorni trascorsi con noi da Gerard von Groenekan, il falegname di G.T. Rietveld, e la sua sofferenza a vedere l’angolo a 45° della Zig Zag incollato col vinavil, invece che con la colla di pesce…”) che meglio conobbero i lavori del Maestro, per garantire la fedeltà autentica all’idea del Maestro, trovando le soluzioni tecniche che egli avrebbe adottato ove avesse avuto la disponibilità dei materiali, delle attrezzature, delle tecnologie d’oggi.
La realizzazione della Collezione I Maestri era anche occasione di nutrimento culturale per chi, in Cassina, vi lavorava, fosse un prototipista, un venditore, un addetto alla comunicazione, o la responsabile degli affari legali.
Per Rodrigo, che seguiva, sempre tenendo al corrente Franco e con la collaborazione di Anna Spadoni, le trattative per l’ottenimento dei diritti e lo sviluppo dei rapporti con gli eredi, e, insieme con Filippo Alison, la scelta dei modelli da inserire nella Collezione, era un’avventura ricca di esperienze e di soddisfazioni, nonché occasioni di incontro con culture diverse e situazioni imprevedibili.