Il sindaco dei cittadini, non il sindaco dei partiti

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Conversazione del Dott. Rodrigo Rodriquez

Supplemento al Bollettino n° 1156 del 08 Novembre 1984

Quando il Prefetto del nostro Club, l’amico Carlo Tagliabue, mi ha proposto di tenere una conversazione a questo incontro Interrotary ho pensato a una ragione in più per avere tale onore e piacere. – Io abito a Carimate, dunque nel territorio del Rotary Club di Erba e Cantù, mentre la mia sede di lavoro è nel territorio
del Rotary Club di Seregno Carate e Desio, di cui sono quindi socio.

– Pregherei dunque i presidenti Bordoli e Vismara di essere considerato, in questa occasione, un’ulteriore espressione del simpatico collegamento che questa sera si
 sta realizzando tra i due Club.

– La mia conversazione non ha un tema leggero e distensivo, come forse si converrebbe a una serata sociale, soprattutto con la partecipazione delle Signore – anche se, mi sia concesso di esprimere un’opinione dissenziente da alcuni luoghi comuni, penso che le donne sempre più informate e attente ai temi fondamentali del nostro tempo, sensibili ai fatti salienti della vita sociale, abbiano buon senso nel valutarli e proporre – e perseguire – soluzioni aderenti. Il senso di responsabilità nell’ambito privato si è sensibilmente sviluppato, come indica l’accresciuto consenso per valori dei quali si era vaticinata l’estinzione (famiglia, laboriosità, solidarietà) mentre sono diminuiti il credo nella bontà dell’istituzione democratica e nel dovere della partecipazione politica. E che è evidente la tendenza verso una minore fiducia nello stato come erogatore di servizi e un minor consenso dell’autorità istituzionale.

– Altri dati della stessa indagine segnalano che “la lentezza con cui i partiti si riformano o con cui riformano lo Stato e le sue istituzioni toglie ai cittadini gli unici referenti che potrebbero sostenere la crescita dei valori associativi e comunitari” e che “nè le forze politiche nè i sindacati sono interamente disponibili (ma non c’è dubbio che nei partiti e nei sindacati ci sono persone che sarebbero disponibili; ndr) a contribuire in primo luogo alla ricostruzione di quel tessuto connettivo del sociale che è dato dall’efficienza delle istituzioni e dai valori della cooperazione, dell’identità collettiva e del servizio per la comunità”.

– Schematizzando, e premettendo ancora una volta che sono, che esistono, nei partiti, persone che la pensano diversamente, e che vorrebbero, se potessero, mutare la realtà, potremo affermare che i partiti non sono, oggi, validi referenti per la riforma dello Stato e delle sue istituzioni, perché:

  1. tendono a conservare il proprio apparato e la ripartizione del potere tra le proprie correnti/clientele
  2. non sono disponibili a modificare la legge elettorale in vigore oggi, fondata sul sistema proporzionale, che impedisce larghe piattaforme per reali possibilità di governo
  3. sono terreno fecondo per il sottogoverno e per lo sviluppo dell’economia della corruzione
  4. impediscono la realizzazione dello stato sociale e spingono verso lo stato assistenziale
- Che di riforme istituzionali si senta il bisogno è testimoniato anche dalla costituzione, il 12 ottobre 1983, della Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali, i cui lavori, nonostante la buona volontà del Presidente On. Aldo Bozzi e di alcuni componenti, si stanno concludendo con insuccesso.

– Tocca dunque ai cittadini tentare di cambiare, costituendo un movimento di opinione che accolga persone delle più varie collocazioni politiche, che solleciti l’opinione pubblica sui grandi temi di riforma, che stimoli i partiti, che promuova, se necessario, le opportune iniziative legislative popolari e referendarie. E tocca in particolare a noi Rotariani (imprenditori, professionisti, alcuni anche impegnati nella vita politica), accomunati in un impegno che ci sollecita a essere nella parte più attiva e responsabile della popolazione, a premere sulla classe politica.

– Recentemente mi sono imbattuto in APRI (Associazione per la Riforma delle Istituzioni) un movimento costituito da un gruppo di intellettuali, professionisti, imprenditori per operare con spirito realistico e atteggiamento propositivo, in linea con le opinioni e gli obiettivi che ho sopra espresso, e vi ho aderito.

– Permettetemi di citarvi, dal Manifesto Costitutivo del 26 Febbraio 1983, gli obiettivi che APRI si propone:

  1. il rafforzamento del governo, mediante l’elezione diretta dal Primo Ministro, dei Sindaci e del Presidente delle Giunte regionali;
  2. la riforma della legge elettorale col superamento dell’attuale sistema proporzionale in modo da favorire schieramenti e governi omogenei e stabili: il voto deve essere meno manipolato dai partiti e ricondotto alla qualità degli uomini;
  3. la riforma dell’attuale bicameralismo con la riduzione drastica del numero dei deputati e la creazione di un senato delle autonomie locali che bilanci i poteri del governo centrale;
  4. l’adozione di meccanismi e procedure che impongano e tutelino la trasparenza e la corretta amministrazione a tutti i livelli di governo.

– In sintesi, APRI si propone di modificare i meccanismi di elezione dei rappresentanti per rafforzare il sistema democratico, perché l’elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Giunta Regionale, del Presidente del Consiglio, leggo dallo scritto del Corriere della Sera del 19 settembre scorso di Mario Unnia attuale Presidente dell’APRI succeduto, mesi or sono, a Franco Morganti,

  1. favorisce la governabilità perché il primo ministro e il sindaco possono formare il governo senza dipendere dalle alchimie dei partiti;
  2. favorisce il controllo degli elettori sugli eletti perché i governanti devono rendere conto, in modo non equivoco, del proprio operato;
  3. favorisce la formazione di maggioranze omogenee e coerenti con gli orientamenti del governo.

– APRI non è un partito, ma un movimento di opinione che si scioglierà una volta che i risultati fossero raggiunti

– Il primo obiettivo in ordine di tempo è l’elezione diretta del Sindaco.

– Perché il Sindaco? Perché è la carica pubblica più vicina ai cittadini, quella che rappresenta in modo più immediato e visibile le istanze degli elettori, e perché è, forse, il ruolo la cui elezione diretta i partiti potrebbero essere disposti ad accettare, come concessione minima.

– Si avvertono già dei segni di adesione alla proposta APRI, anche da parte di Sindaci, sia attraverso le risposte a una lettera che APRI ha inviato a tutti i Sindaci d’Italia, sia attraverso dichiarazioni e risposte a interviste.

– Cito per tutti un articolo apparso su Stampa Sera del 1° ottobre scorso, che cita opinioni sostanzialmente favorevoli con qualche riserva qua e là -di Lando Conti Sindaco di Firenze
– Fulvio Cerofolini Sindaco di Genova – Mario Forte Sindaco di Napoli – Nello Martellucci Sindaco dl Palermo – Marlo Rigo Sindaco dl Venezla – Carlo Tognoli Sindaco di Milano

– Non sarà certo nelle prossime elezioni che la riforma per l’elezione diretta del Sindaco potrà essere realizzata. E’ un cammino lento da percorrer è con pazienza e pertinacia.

– Ma va percorso, se è vero, e io lo penso, che in tal modo, tra l’altro, si mettono le premesse per la lotta al sottogoverno, un obiettivo in cui devono riconoscersi partiti e gruppi sociali, in grado perciò dl unificare forze positive e non compromesse con il sistema elettorale.