A click forward

Ferrara 5-7 ottobre 2012

Intervento di Rodrigo Rodriquez all’evento A Click Forward realizzato presso il Mercato Coperto di via Boccacanale di Santo Stefano, nell’ambito del weekend INTERNAZIONALE, il grande incontro annuale tra i giornalisti di tutto il mondo che si svolge ogni anno a Ferrara: quest’anno dal 5 al 7 ottobre 2012

L’iniziativa Città della Cultura – Cultura della Città. A Click Forward partecipa alla trasformazione dei luoghi della città  con l’ambizione di produrre idee sulla Cultura Contemporanea della Città.

Produzione a cura di: Centro Studi Dante Bighi, Studio Canapè Cantieri Aperti, Master Internazionale Eco-Polis e Hipstamatic Sardinia.

Moderatore: Architetto Sergio Fortini
Relatori: Rodrigo Rodriquez (Presidente Material ConneXion Italia); Ilda Curti (Assessore Comune Torino); Anty Pansera (Presidente ISIA Faenza); Selene Biffi (imprenditrice sociale); Giangi Franz (Dipartimento Economia Unife).

Sergio Fortini: Questa sera Rodrigo Rodriquez ci parlerà degli interventi di miglioramento dei sistemi urbani realizzati all’interno di un laboratorio chiamato Projects without Boundaries, presso il George Brown College di Toronto, in Canada. In questo progetto, dei team interdisciplinari vengono chiamati per realizzare, senza vincoli, un progetto.
Vorrei quindi capire qual è il significato a livello concettuale ma anche a livello pragmatico di un laboratorio che progetta senza vincoli.

Rodrigo Rodriquez: Sergio, Tu hai usato, nella bella introduzione a questa tavola rettangolare, la parola “diversità”: permettimi, prima di entrare in argomento, di esprimere la mia opinione per come la diversità, valore in cui credo, è qui presente in tre modi.
Il primo è la destinazione di questo edificio, ben diverso da quella originaria.
Il secondo è la diversità tra queste persone che hai chiamato a ragionare a questa “tavola rettangolare ”, molto diverse e complementari tra loro.
Il terzo, le molte foto che, raggruppate in modo da far comprendere la diversità dei temi, compongono il Social Talent Cafè, visibile alla nostra sinistra,.
E adesso ve ne do, della diversità, una descrizione, attingendo da un libro di uno scrittore senegalese che si firma Amadou ma che in realtà si chiama Papa Ngady Faye: “L’unica risposta possibile, nei rapporti tra individui come nelle relazioni tra popoli, è lavorare affinché l’altro non attenui mai ciò che lo rende diverso da me. Questo è l’unico modo che conosco per viaggiare verso di lui perché, se anniento la sua diversità, distruggo anche la strada che mi porta sino a lui. Annullo il senso del mio cammino. Annullo me stesso.”
Bene, torniamo alla Tua domanda. Giorni or sono, a Toronto, sono andato al George Brown College (2.200 studenti) il cui Direttore è un valentissimo – rifuggo dai maggiorativi assoluti, ma quanno ce vò ce vò – italo-canadese, o, meglio, canadese-italiano, Luigi Ferrara.
Luigi mi ha dedicato due interessanti ore, prima visitando il College e descrivendo le attività didattiche e poi spostandoci in uno spazio esterno, in una ex fabbrica di mattoni ridefinita Evergreen Brickworks.
“Luigi – gli dico – mi hai mostrato le aule di Projects without Boundaries: spiegamelo meglio, per favore” “Rodrigo – mi risponde – è un laboratorio interdisciplinare che abbiamo costituito nel 2003, in cui dei teams, composti da esperti, portatori di competenze ed esperienze diverse e complementari, sviluppano progetti che non devono avere alcun vincolo, quali norme pratiche, economiche, concepiti per fornire delle innovazioni sociali, ecologiche ed economiche che producano cambiamenti positivi per l’umanità presente sul territorio”.
Ecco, con la mia mentalità mediterranea, quindi deduttiva e non induttiva, ho apprezzato che si voglia progettare delle utopie plausibili, lasciando che le idee fluiscano liberamente, dunque senza vincoli, per poi, successivamente, incalanarle nei vincoli di cui necessariamente si deve tenere conto, per dare luogo a progetti fattibili.
Un esempio: la città di Markham, un’edge city. Vedo punti interrogativi nei Vostri occhi; anch’io non conoscevo questo termine; mi sono documentato e Vi riferisco.
 Edge city è una concentrazione di business, di attività commerciali e di intrattenimento, al di fuori dell’area urbana tradizionale, recentemente trasformata in una comunità sub-urbana, o semi rurale; in altri termini è una città che scaturisce da fenomeni diversi che fanno diventare un territorio periferico inizialmente destrutturato ma che poi ha assunto una propria identità, dignità e autonomia.
Markham, come altre edge cities canadesi, si è gradualmente costituita a cavallo tra gli ultimi anni ’50 e i primi ’60 grazie a tre eventi: (a) l’attenzione posta nei piani regolatori di Toronto per assecondare l’uso dell’automobile, che ha indotto molte persone a trasferirsi fuori dalla città
 (b) l’apertura di un’ ampia rete di superstrade ( 400, mi è stato detto ) (c) lo sviluppo dei mutui per l’acquisto della casa offerto dalla Canadian Mortgage and Housing Corporation, con modalità ben più sane degli sciagurati mutui sub-prime Statunitensi: molte dunque le famiglie canadesi che hanno potuto realizzare il sogno di avere una casetta con giardino fuori città.
Markham è oggi una cittadina con una popolazione molto diversificata. Voi sapete che il Canada, a differenza degli Stati Uniti che è una società multietnica, è, invece, un vero esempio di melting pot e loro ci tengono a dirlo. Quando sono a New York, salgo su un taxi, vedo dal label che il tassista è iracheno e gli dico: “Are you an American born in Iraq ?” E lui: “No, I am an Iraqi living in New York”. Invece, al tassista che mi ha portato dall’aeroporto al centro di Toronto il cui nome mi sonava sòmalo ho chiesto “Are you a Somali living n Toronto?” “No, I am a Canadian born in Mogadiscio”.
Quindi, tornando a Markham: nonostante “fondata” da pochi anni, gli abitanti hanno sviluppato un forte senso di orgoglio civico ed hanno eletto amministratori ambiziosi e “visionary”. Insieme, essi desiderano che Markhan, che ne ha il potenziale, diventi la capitale high tech del Canada. Voi potete immaginare che  cosa questo significa.
Ebbene, membri della comunità e rappresentanti dell’amministrazione pubblica e della “local business community” stanno lavorando con uno dei team di Projects without Boundaries, composto da esperti, docenti e studenti, su tutte le variabili che contribuiscono a realizzare questo obiettivo, un’idea all’inizio utopica ma che poi via via ha preso corpo, perché le energie si sono concentrate dando luogo a un co-lab, ovvero a un laboratorio comune, in cui convergono l’impegno dell’amministrazione pubblica, il dinamismo del settore privato e la passione di tutta la comunità; tutti hanno accettato di lavorare insieme per sviluppare e elaborare d soluzioni innovative che diano una risposta forte e positiva alle sfide del ventunesimo secolo.

Sergio Fortini: Abbiamo toccato punti come quale possa essere il rapporto tra l’amministratore e il privato, o meglio un sistema di privati, per raggiungere e ridare un senso di collettività e quindi di territorio intelligente a uno spazio simile come quello dove ci troviamo oggi.
Parlaci ora dell’esperienza di cui mi hai fatto cenno di collaborazione di una Tua azienda con la Camera di Commercio di Milano, per potenziare l’innovazione.
Parto da un presupposto, noi abbiamo parlato di territori intelligenti, esiste un territorio intelligente e probabilmente esiste anche un oggetto intelligente, e forse anche l’oggetto intelligente è quell’oggetto che riesce a rielaborare la sapienza e un costrutto antico o comunque appartenente a un certo tessuto storico-culturale e a ritrasmetterlo. Mi viene in mente la sedia super leggera di Gio Ponti, è qualcosa che viene dalla Liguria, da Chiavari, la sedia chiavarina, che diventa un oggetto di design leggerissimo, meno di due chili, di una pulizia estrema, di una bellezza incontestabile e di una funzionalità altissima, probabilmente anche avendo attenzione all’ottimizzazione dei costi.
 Allora abbiamo un territorio intelligente e forse abbiamo anche degli oggetti intelligenti…. Quando vi mettete insieme con la Camera di Commercio, la Provincia e le aziende e dite che volete potenziare i potenziali esistenti nei territori, questi potenziali sono i potenziali di quel tipo di intelligenza o cos’altro?

Rodrigo Rodriquez: Hai detto “potenziare l’innovazione” concetto forte, che alleggerirei in “stimolare l’esplicitazione dei potenziale”.
Arrivo al collegamento tra pubblico e privato, raccontando due esperienze.
La prima, è la realizzazione del quartiere fieristico di Rho Pero, in cui sono stato coinvolto come rappresentante del Comune di Milano nel ruolo di Vice Presidente Vicario di Fondazione Fiera Milano, essendo Luigi Roth rappresentante della Regione Lombardia nel ruolo di (ottimo) Presidente.
E’ stata una positiva esperienza di autentica collaborazione tra il pubblico e il privato: appunto, il nuovo quartiere fieristico per Milano e il contemporaneo avvio alla realizzazione di un insediamento immobiliare di alta qualità, il City Life, attraverso la cessione del terreno della vecchia, e gloriosa Fiera – ricorderete la “Fiera Campionaria” – anche per finanziare la nuova opera
Noi, Fondazione Fiera Milano, siamo riusciti a portare a termine questo grande progetto

  1. concludendo i lavori due giorni prima dei due anni e mezzo preventivati
  2. senza chiedere un euro all’Amministrazione Pubblica e quindi ai cittadini italiani, e
  3. con una collaborazione forte, seria e lungimirante della Regione e del Comune: in concreto, quando c’erano degli ostacoli burocratici, e ce ne sono stati molti, il tavolo permanente di raccordo fra Regioni, Provincia e Comuni lavorava anche fino a notte alta fino a che i detentori del potere pubblico accettavano di usare il massimo di discrezionalità per consentire il massimo di efficienza.

Forse un caso unico. Certamente, per dirla all’americana, un bench mark
La seconda esperienza mi permette di collegarmi al tema di queste giornate Città della Cultura – Cultura della Città: un’ attenzione forte, calibrata, lungimirante, al territorio, ai suoi valori e ai suoi potenziali.
Tu hai citato Material ConneXion (a rischio di fare un po’ di pubblicità a questa società in cui sono coinvolto, devo spiegare di che si tratta).
Tutto nasce quando nel 1997 un signore armeno, George Beylerian, uno dei vice-president dell’azienda di mobili per ufficio più grande del mondo, la Steelcase, con sede a Grand Rapids, Michigan, ebbe l’idea di offrire un servizio aggiuntivo rispetto alla fabbricazione dei mobili per i loro clienti, partendo dalla proposta di dare a costoro – prevalentemente grandi aziende – la possibilità di entrare in contatto con laboratori di ricerca delle università statunitensi e i grandi laboratori che fanno materiali nuovi, garantendo la conoscenza immediata e sistematica di tutto quello che c’èra di innovativo, nei materiali e nei processi di produzione.
Nacque così Material ConneXion, Dipartimento della Steelcase
L’operazione ebbe successo e George chiese ai vertici della società di acquisire la banca dati che egli aveva costruito, facendo quello che si chiama in gergo uno spin-off. Ne ha fatto cioè una sua azienda e successivamente, ha offerto il proprio il know-how in altri Paesi, primo dei quali fu l’Italia.
Da qualche mese ho rilevato le quote dei soci di Material ConneXion Milano, salvo quella di FederlegnoArredo, ne ho cambiato il nome in Material ConneXion Italia. In breve, questa società si pone come ponte, come cerniera proattiva per collegare i produttori di materiali di processi innovativi con gli utilizzatori.
Recentemente, e qui vengo appunto alla collaborazione con enti pubblici.
Con la Camera di Commercio di Milano, cui si sono aggiunte quelle di Como e di Monza, nonché Provincia di Milano abbiamo concordato di lanciare un concorso fra gli studenti delle scuole di design lombarde, mettendole in collegamento con aziende interessate e disponibili a realizzare i progetti che risultassero interessanti per loro.
Con l’assistenza tecnica e scientifica di Material ConnnXion Italia è nata “Un designer per le Imprese”: 106 progetti sono stati valutati da una giuria che ha individuare i cinque che saranno premiati; non soltanto questi, ma tutti i progetti saranno esposti in una mostra che si inaugurerà il 20 Novembre presso la Triennale di Milano.
Stimolare l’emersione dei potenziali talenti di innovazione e creatività esistenti nel territorio e soprattutto nell’ambiente dei giovani è utile soprattutto per piccole e medie imprese, per le quali, in questo momento di contrazione della domanda proporre prodotti innovativi è forse l’ unico vantaggio competitivo.
Tu prima hai citato Gio Ponti, e la sua Superleggera per Cassina. Da par suo egli, attento al valore delle radici, si era riferito ad uno dei nobili vernacoli dell‘artigianato italiano.
Ogni grande designer, quando crea, attinge, più o meno consapevolmente, ad esperienze precedenti, distillandone, con memoria selettiva, quel che innesca il processo della sua idea innovativa.
Ricordiamo quel che diceva Lorenzo Valla grande filosofo letterato mio conterraneo – anch’io sono romano – morto nel 1457 ad appena 50 anni: “Noi riusciamo a guardare più lontano perché c’è qualcuno che prima di noi ha costruito lo sgabello su cui noi ci appoggiamo: siamo dei nani sulle spalle dei giganti”
E qui mi fermo.