2019 – Ricordo Alessandro Mendini

Milano, Febbraio 2019

L’innovazione come realizzazione dell’improbabile: un ricordo di Alessandro Mendini – di Rodrigo Rodriquez

Dall’archivio di Filippo Alison, foto di Bruno del Monaco

 

“Ho conosciuto Alessandro Mendini nel 1975 e da allora ho goduto, sentendomene gratificato, di forte sintonia con lui.

Ricordo, tra le occasioni di incontro, il viaggio che facemmo insieme da Milano a Seul, e da lì a Gwangju, essendo Alessandro ed io gli unici italiani invitati, nell’Ottobre 2005, alla prima delle Design Biennal di quella città, quando fu inaugurato il Conference Building voluto e pagato dal Sindaco di quella città, che ambiva a sostituire Seul come capitale del design coreano.

Il tema della Conference era Design is Light. Alessandro lo trattò, da par suo, in modo brillante e coinvolgente; io, ovviamente, in modo prosaico, da imprenditore che vuol vendere il suo prodotto: non prodotti FLOS, ma il Made in Italy.

Da quando lo conobbi, ho seguito con rispettosa attenzione il percorso della sua creatività, ammirando, in quello che disegnava, l’armoniosa, talora ironica, talaltra semigraffiante – penso al tavolo Voragine per Bracciodiferro – vena poetica.

E, da quando mi interesso di materiali e colori, godo per la sua maestrìa nel far loro parlare linguaggi nuovi, suscitando sorridente stupore – penso alla similpelle multicolore retroriflettente – in chi li guarda o li usa.

Egli non è più tra noi, ma le sue orme vivono nella storia del buon design, quello che si manifesta con quella parte dell’innovazione che è la realizzazione dell’improbabile.

Ho ritrovato questa foto di gruppo fatta a Napoli, nel 1979, sulla scala d’ingresso a Villa Pignatelli, al termine di un convegno sul design: tra tutti i designer presenti soltanto lui sorride: lui, Alessandro Mendini, discusso e affascinante protagonista del Design Italiano.”

 

Febbraio 2019

Milano, Febbraio 2019

L’innovazione come realizzazione dell’improbabile: un ricordo di Alessandro Mendini – di Rodrigo Rodriquez

                                                                        Dall’archivio di Filippo Alison, foto di Bruno del Monaco

 

“Ho conosciuto Alessandro Mendini nel 1975 e da allora ho goduto, sentendomene gratificato, di forte sintonia con lui.

Ricordo, tra le occasioni di incontro, il viaggio che facemmo insieme da Milano a Seul, e da lì a Gwangju, essendo Alessandro ed io gli unici italiani invitati, nell’Ottobre 2005, alla prima delle Design Biennal di quella città, quando fu inaugurato il Conference Building voluto e pagato dal Sindaco di quella città, che ambiva a sostituire Seul come capitale del design coreano.

Il tema della Conference era Design is Light. Alessandro lo trattò, da par suo, in modo brillante e coinvolgente; io, ovviamente, in modo prosaico, da imprenditore che vuol vendere il suo prodotto: non prodotti FLOS, ma il Made in Italy.

Da quando lo conobbi, ho seguito con rispettosa attenzione  il percorso della sua creatività, ammirando, in quello che disegnava, l’armoniosa, talora ironica, talaltra semigraffiante – penso al tavolo Voragine per Bracciodiferro – vena poetica.

E, da quando mi interesso di materiali e colori, godo per la sua maestrìa nel far loro parlare linguaggi nuovi, suscitando sorridente stupore – penso alla similpelle multicolore retroriflettente – in chi li guarda o li usa.

Egli non è più tra noi, ma le sue orme vivono nella storia del buon design, quello che si manifesta con quella parte dell’innovazione che è la realizzazione dell’improbabile.

Ho ritrovato questa foto di gruppo fatta a Napoli, nel 1979, sulla scala d’ingresso a Villa Pignatelli, al termine di un convegno sul design: tra tutti i designer presenti soltanto lui sorride: lui, Alessandro Mendini, discusso e affascinante protagonista del Design Italiano.”