2015 – EXPO

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Il 9 Ottobre 2015, Material Connexion Italia ha organizzato, nella location più green di EXPO, Il Teatro della Terra, all’interno del Parco della Biodiversità, un incontro con il gruppo di clienti con i quali esiste un contatto più stretto, sinteticamente definiti “Connected”.

Grazie all’essere Emilio Genovesi, Amministratore Delegato, anche il Curatore del Parco, il tema dell’incontro è stato, appunto, la Biodiversità.

Dopo una robusta introduzione di Genovesi, Stefano Bocchi, Coordinatore della Sezione di Agronomia del Dipartimento di Produzione Vegetale. Direttore del Laboratorio di Geomatica per l’Agricoltura e l’ambiente, dell’Università di Milano, ha sviluppato il tema, prendendo le mosse da alcune domande rivoltegli da Rodrigo Rodriquez.

Se ne annotano qui alcune:

RR. Se e quanto la rotazione agraria di colture diverse, presente da sempre nelle aziende italiane può giovare all’equilibrio alimentare degli abitanti di un territorio ?

SB. La rotazione agraria è una delle più belle invenzioni dell’agricoltura di tutti i tempi e di tutte le geografie. Con la rotazioni si affronta in modo valido il problema della cosiddetta stanchezza del terreno: se si continua con la stessa coltura, anno dopo anno, il terreno si stanca e si ammala.

E’ come se noi portassimo sulle nostre tavole sempre e solo patate: ci stancheremmo e presto ci ammaleremmo. I nostri terreni richiedono agro-biodiversità, diverse colture che ruotano; le nostre diete richiedono varietà e ampiezza di elementi nutritivi. La nostra tavola, le nostre scelte alimentari quotidiane, si possono riflettere sui terreni che producono il nostro cibo.

RR. Sappiamo che il mondo si può dividere in tre aree, per quanto riguarda le graminacee; grano, riso, mais: se e quanto hanno influito sui comportamenti, sul modo di pensare, sul metabolismo di chi, nei secoli, si è alimentato con questi tre vegetali ?

SB: E’ affascinante pensare che ogni civiltà ha avuto, come base alimentare e fonte energetica, un cereale. Il cereale è per definizione una coltura a ciclo annuale, che produce in alcuni mesi un frutto ricchissimo di zuccheri, disidratato e, per questo, facilmente trasportabile e conservabile. Aggiunge, a questi caratteri, il fatto di avere un gusto che non stanca chi dovesse utilizzare questa fonte di energia quotidianamente. Ebbene, le antiche civiltà americane ebbero il mais o la zizania, le civiltà asiatiche il riso, quelle mediorientali e mediterranee i frumenti e gli orzi, le africane il teff o il fonio, e così via.
Ogni cereale ha un carattere che è nascosto nelle tecniche di coltivazione, di conservazione, di trasformazione, di preparazione. Tutto ciò ha determinato e determina comportamenti individuali e sociali specifici dei luoghi: con ogni cereale si sono sviluppati rituali particolari, sono nate cerimonie legate ai territori, il cereale ha lasciato una propria impronta sui diversi paesaggi. I cereali hanno probabilmente influito e influiscono, in modo differenziato, non solo sul metabolismo biologico individuale, ma anche su quello che potremmo definire, con un neologismo, sui metabolismi culturali delle diverse società.

Dopo alcune domande del pubblico, e le risposte di Stefano Bocchi, Rodriquez ha così concluso.

Questa non è una domanda, ma un’affermazione.
Noi siamo qui, nel Biodiversity Park: uno dei molti padiglioni di questa ottima EXPO2015 ? Non soltanto: noi abbiamo il privilegio di essere, oggi, nel padiglione più intimamente e proattivamente collegato con uno dei due temi di EXPO2015: ricordiamolo, a voce alta: NUTRIRE IL PIANETA.