2014-Assegnazione marchio qualita – Design for All

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I principi di Design for All

 Vi parlo in quanto sono uno dei membri dell’attuale  Giurìa del Marchio di Qualità Design for All, coordinata, come membro esterno, dal Prof. Arch. Luigi Bandini Buti, e quindi anche a nome dei miei colleghi, Avv. Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori e Dr. Roberto Grossi, Presidente di Federculture,

Il DfA è una metodologia progettuale inclusiva basata su un approccio sistemico e olistico, necessariamente multidisciplinare; esso è  partito dall’analisi della disabilità per poi gestire le esigenze di tutti e promuovere gli interventi per adeguare l’ambiente a tutti.

E’ una disciplina giovane, ed in evoluzione, come ogni pensiero scientifico e culturale di valore.

E’ uno strumento per l’integrazione sociale, che parte dall’
affermazione, anzi dalla constatazione, che la che la diversità umana è una risorsa utile  e approda di conseguenza nel progettare manufatti e ambienti con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita degli individui valorizzando le loro specificità.

In altri termini, lo scopo del Design for All è offrire a tutti pari opportunità di partecipazione in ogni aspetto della vita sociale. Per realizzare questo scopo, l´ambiente costruito, gli oggetti quotidiani, i servizi, la cultura e le informazioni, in breve ogni cosa progettata e realizzata da persone perché altre la utilizzino, deve essere accessibile, comoda da usare per ognuno e capace di rispondere alle diverse abilità ed esigenze.

Oggi noi siam qui per rendere omaggio ad un’opera che, grazie ad un committente colto  socialmente sensibile e lungimirante, offre un alto contenuto di servizio per tutte le tipologie di viaggiatori che vi fanno sosta, e che costituisce un messaggio per il mestiere dell’ospitalità collettiva.

In una mia precedente esperienza, mi è capitato di lanciare un messaggio analogo ai fabbricanti di arredi per uffici e spazi pubblici: all’Assemblea della FEMB, di cui ero a quel tempo presidente, tenutasi a Dusseldorf  nel Novembre del 2004.

Dicevo: Cari colleghi, i Vostri designer nel progettare e le Vostre aziende nel  realizzare nuovi prodotti per il contract, dovranno tener conto dei ‘portatori di diversità’, comprendendo in questa definizione una variegata serie di variabili quali, ad esempio, specificità riferibili a differenti capacità ed abilità sensoriali, motorie ed espressive della conoscenza. Non so quanto questo messaggio sia stato recepito: di reazioni verbali positive, ne ebbi.

Permettetemi chiudere con un pensiero circa la diversità, espresso da uno scrittore del Senegal, noto come Amadou, ma il cui vero nome è Papa Ngady Faye.

L’unica risposta possibile, nei rapporti tra individui come nelle relazioni tra popoli, è lavorare affinché l’altro non attenui mai ciò che lo rende diverso da me.

Questo è l’unico modo che conosco per viaggiare verso di lui perché, se anniento la sua diversità, distruggo anche la strada che mi porta sino a lui.

Annullo il senso del mio cammino.  Annullo me stesso.

 

Rodrigo Rodriquez

23 IX 2014

 

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