Prefazione

UN LIBRO-NON LIBRO SULLA STORIA DELLA CASSINA

La rivista Ottagono, nel numero 30 del Settembre 1973, pubblica un lungo articolo sulla Cassina e la definisce come “una sorta di aristocrazia nel produrre, che si manifesta in tutti i loro atti, decisioni, scelte”.

Da questo modo di concepire la propria identità aziendale risulta una delle regole d´oro della Cassina, “l’imprenditore non si esprime con le parole, come i creativi o i facitori di cultura, ma con i fatti e con i prodotti che la propria azienda offre al mercato”.

Dai documenti reperibili, si potrebbe anche scrivere un capitolo della storia del “fenomeno del design italiano”, ingrediente portante del “made in Italy”: oppure, in altra prospettiva, la storia di una delle imprese dell’arredamento italiano, di cui la Cassina è un illustre esempio di come industria e designer lavorano insieme.

Infatti, se è vero, come è vero, che alla creazione di un buon prodotto il designer contribuisce con la sua idea – innovativa e pertanto originale – e l´imprenditore ed i suoi stretti collaboratori con l’applicazione del proprio know-how, questo ci porta ad affermare che il design senza l’industria non esiste, perchè il design è il risultato di un’ interazione sinergica fra il progettista e l’industria.

Questo “non libro” si propone di raccontare una fra le tante storie, che, nell’Italia degli anni `60 all`80, spiegano il ruolo che l’imprenditore ha avuto nel successo del design italiano, altresì descrivendo il passaggio da una azienda la cui gestione si fonda sulla legittimazione che scaturisce dalla proprietà, ad una che si fonda, anche, su competenti professionalità.

PREFAZIONE

CAPITOLO I

L’INDISCRETO FASCINO DEL DESIGN

“Sono un imprenditore entrato nell’azienda in maniera comoda, ho sposato la figlia del padrone”, dice Rodrigo Rodriquez. Ma, in realtà, questa “comodità” si è piuttosto dimostrata sfida, manifestazione della volontà di portare l’azienda – o le aziende, perché la sua avventura iniziò lavorando nella C&B Italia – ad adottare un modello organizzativo più evoluto, idea questa, in quei tempi, gli Anni ’60, molto lontana dalle preoccupazioni delle piccole e medie industrie della Brianza, il cui successo nasceva da fulminanti intuizioni imprenditoriali e dalla capacità di utilizzare al meglio la rete di risorse presenti in quel distretto industriale.

Il suo ingresso in Cassina nel 1973, quando fu sciolto il vincolo societario tra i Cassina e Piero Busnelli, fu in realtà un ritorno, dopo una prima esperienza di circa tre anni – esattamente dal 1 Dicembre 1961 al 24 Agosto 1964 – quando accolse la proposta che Cesare Cassina gli fece qualche giorno dopo avergli concesso la mano di Adele, che Rodrigo aveva conosciuto frequentando ambedue l’IPSOA, a Torino (foto 1-2-3).

“A parte il buon rapporto umano che subito instaurammo e la stima che sentii nei suoi confronti “racconta Rodriquez “egli pensava che un futuro genero, giovane laureato e con un buon corso IPSOA alle spalle, poteva dare un contributo all’azienda, e a quanto poi egli stesso mi disse, avrebbe potuto risolvere il problema della sua successione: Cesare Cassina faceva le sue scelte guardando sempre in avanti.”

“La proposta era allettante, ma non corrispondeva ai miei interessi di quel momento e alla specializzazione cui, frequentando l’IPSOA, mi ero preparato:. direzione del personale e organizzazione aziendale. Chiesi se mi sarebbe stato consentito di interessarmi di personale e organizzazione. Sia Cesare Cassina che Umberto Cassina mi risposero, con generosa cortesia “venga a fare quello che vuole”.

“Ed iniziai a lavorare in Cassina. Tra parentesi, quando io arrivai a Meda, nello stesso periodo, il mio futuro suocero – oh, sublime astuzia – mandò Adele a Roma, da dove io provenivo, per aprire la show-room della Cassina, in Via del Babuino, la prima show-room di mobili di disegno contemporaneo a Roma, che tra l’altro, fu un grande successo; ovviamente Adele fu accompagnata dall’adorabile e severa zia Maria”.

Alla Cassina, Rodriquez lavorò per qualche mese a tempo pieno, cercando di istituire la funzione di direzione del personale, introducendo criteri e tecniche (gli allegati A1 sono un esempio per tutti: una job description… ! ) alquanto estranee al modo con cui datori di lavoro e lavoratori vivevano il loro rapporto in una solida azienda brianzola, condotta da personalità carismatiche e altamente rispettate, espressione positiva di paternalismo illuminato.

Consapevole tuttavia del rischio di introdurre nella gestione delle risorse umane germi nuovi, incompatibili con la cultura della semi-lealtà assoluta al titolare, tipica delle aziende a conduzione familiare – e che nel tempo avrebbe poi imparato a rispettare e ad apprezzare – si era proposto di cercare il punto di equilibrio tra l’approccio manageriale e l’approccio familiare. Non a caso, al termine del corso serale di sociologia che frequentava all’Università Internazionale di Studi Sociali, nota come Pro Deo, aveva approfondito l’argomento dedicando la tesi di diploma al tema “Lo status psicosociale dei Capi Intermedi in un’Azienda a Conduzione Familiare”.

Ovviamente egli si interessava anche ad altri argomenti e funzioni aziendali che l’introducevano, pian piano, nel mondo del mobile del disegno contemporaneo – gratificanti e importanti, per la sua formazione futura, gli incontri con Giò Ponti, Vico Magistretti, Mario Bellini, Gianfranco Frattini – e contatti con la rete di vendita.

Tuttavia, poiché la Cassina non poteva offrirgli uno spazio nel mestiere che in quel momento lo affascinava, chiese di poter ridurre il tempo di lavoro in azienda e lavorare in “part-time” per un’altra organizzazione. Umberto e Cesare, ed anche Franco, acconsentirono, ed egli entrò come consulente nella P.A. (Personnel Administration), società di consulenza inglese di alto profilo che aveva aperto una filiale a Milano affidata a Silvio Cusin, esperto di grande spessore.

Ma i germi introdotti nel corpo sociale avevano dato i loro frutti, e, un bel giorno, accade un episodio che fece traboccare il vaso. In occasione di uno sciopero nazionale del settore, alcuni operai della Cassina, per la prima volta, scioperarono. Certamente il clima sociale esterno era cambiato, ma i concetti “evoluti” che Rodrigo aveva diffuso, iniziando dal riconoscimento del sindacato come interlocutore non da sollecitare, ma da ascoltare se si fosse presentato in azienda, avevano, agli occhi di alcuni operai, declassato la partecipazione allo sciopero da sacrilegio a semplice scortesia …

Il giorno dopo, Umberto Cassina, com’era sua abitudine, fece molto presto al mattino, verso le 7, il suo giro per l’azienda e lasciò sui banchi da lavoro degli operai che avevano scioperato (per un giorno), un foglio (all. A2) in cui contestava, con linguaggio corretto, questo comportamento improprio. “Io, a mia volta”, racconta Rodriquez, “feci il mio giro abituale, mezz’ora dopo, vidi questi fogli, li collocai garbatamente sulla scrivania di zio Umberto, tornai a casa – perché le lettere di dimissioni senza preavviso si scrivono a casa, non in azienda e scrissi la mia letterina ufficiale (All. A3) e una seconda lettera con le ragioni della mia decisione (all. A4) e le portai a mano a zio Umberto, a mio suocero Cesare Cassina, a mio cugino Franco. E me ne andai.”

Nei giorni successivi, con garbo e affetto, anche usando argomenti connessi alla solidarietà familiare, tentarono di farlo recedere. Il va sans dire che il rapporto interpersonale di grande cordialità e stima reciproca rimase intatto.

Quel che non rimase intatto, per Rodrigo, fu lo standard di vita della sua famiglia, sia perché diventò disoccupato in un momento in cui l’economia italiana stava subendo una temporanea flessione, sia perché con Adele decise di rifiutare ogni aiuto economico da parte delle rispettive famiglie.

Le due successive esperienze, ambedue in funzioni e con responsabilità aziendali corrispondenti ai suoi interessi, in aziende decisamente non brianzole, furono in Rhodiatoce del Gruppo Montecatini dall’inizio del 1965 e 3M Minnesota Italia dal 1967 a fine 1969.

Intervista per Matter – Luglio 2012

Per scaricare l’articolo completo in PDF cliccare qui.

Intervista_matter

Traduzione italiana dell’intervista pubblicata sul numero di Luglio 2012 di MATTER, il mensile di Material ConneXion Ltd, New York

Con nove Licenziatari e materioteche nelle più diverse aree del mondo, una grande quantità e varietà di materiali e progetti innovativi attraversa le porte di Material Connexion. Per questo numero di Matter dedicato allo sport, Michele Caniato, CEO di Material Connexion New York, e Rodrigo Rodriquez, presidente di Material Connexion Italia discutono del ruolo dell’innovazione materiale in Italia ed esplorano l’importanza dei materiali nelle prestazioni atletiche.

MC: Come pensi che l’innovazione materiale possa contribuire alla revitalizzazione dell’economia italiana ?

RR: Alle piccole e medie imprese, nerbo del sistema industriale italiano – circa il 95% delle imprese italiane hanno infatti meno di 50 dipendenti – Material Connexion Italia può dare un robusto contributo, ponendosi come facilitatore proattivo del contatto tra chi offre materiali e processi innovativi e gli utilizzatori, le aziende e i progettisti, e dunque offrendo al mondo del progetto un accesso permanente ai materiali innovativi ed alle nuove soluzioni nell’uso dei materiali esistenti.

MC: Material Connexion Italia ha la sua sede a Milano ed una show-room in Triennale. Recentemente avete aperto due punti di Material Connexion, uno a Udine in collaborazione con CATAS e l’altro a Civitanova in collaborazione con Tecnomarche. Come si sono sviluppate queste collaborazioni, e in che modo offrono un servizio alle aziende dei rispettivi territori ?

RR: Il distretto è stato per decenni uno dei cardini del tessuto industriale italiano, e ne ha reso possibile lo sviluppo e la vocazione all’esportazione. Pur senza aver letto Joseph Schumpeter, che aveva sviluppato la teoria dei “companies cluster”, gli imprenditori delle PMI italiane l’ avevano di fatto attuata, realizzando i distretti: alimentati da una trama di rapporti informali, connotati da una sana volontà a competere, dall’immersione in una società e in un ambiente proteso verso la qualità, dall’operare ciascuna impresa come un elemento di un ciclo di produzione integrato, con legami a monte e a valle e laterali, e con un alto grado di specializzazione.

Oggi i distretti sono progressivamente affiancati dalle Reti d’Impresa, alleanze strategiche transterritoriali e transmerceologiche, che compensano i deficit di competitività causati dalla prevalente piccola e piccolissima dimensione. Recentemente, ed esattamente il 3 Agosto scorso, il Parlamento italiano ha convertito in legge il Decreto Sviluppo, emanato dal Governo il 22 Giugno con il n° 83, che all’art. 43 regolamenta le Reti d’Impresa configurandone il profilo ed il funzionamento nei termini suggeriti dall’AIP, Associazione Italiana Politiche Industriali.

A parte ciò, esistono anche amministrazioni pubbliche che offrono servizi alle imprese del territorio. Le Camera di Commercio di Milano e di Como, la Provincia di Milano, CATAS di Udine e Tecnomarche hanno chiesto l’assistenza di Material Connexion Italia, ed altre istituzioni hanno con noi avviato contatti, per accompagnare le aziende più disponibili e capaci di innovare: la nostra società partecipa, infatti, in Italia, della credibilità, del prestigio, della solida reputazione, grazie al know how unico, che Material ConneXion Inc. si è da tempo conquistata nel mondo, giovandosi altresì, in tutta Italia, del prestigio di FederlegnoArredo, unico, tra i soci che fondarono dieci anni or sono Material Connexion Milano, che abbiamo l’onore di avere nella nostra compagine societaria.

Una nota personale: molti sono i casi in cui i nostri interlocutori, quando presentiamo Material Connexion dicono “Ah, la banca di materiali innovativi fondata da George Beylerian !” George, viaggiando anche in Italia, ha lasciato un buon segno…, di cui noi oggi godiamo.

MC: quali i prossimi passi di Material Connexion Italia ?

RR: Oltre all’apertura di contatti con realtà territoriali diverse, stiamo lavorando su molti fronti, sia ampliando il parco clienti, sia realizzando progetti di largo respiro, che consolidino il nostro posizionamento. Ne cito due. Saremo, per la prima volta, presenti con una materioteca ad hoc, in un ampio spazio in MADE – Milano Architettura Design Edilizia, la grande fiera che si terra’ nel polo fieristico di Milano Rho dal 17 al 20 Ottobre prossimo.
Inoltre, siamo stati richiesti da Expo 2015, il cui tema, come noto, è “Feeding the Planet, Energy for Life”, che inizierà’ il 1” Maggio e terminerà il 31 Ottobre, di redigere un catalogo di materiali sostenibili per la costruzione degli edifici temporaneamente progettati per questa Expo, mega evento importante per Milano e l’Italia. Il catalogo fornirà’ all’industria edile, nonché ai fabbricanti di prodotti per l’interior decoration, un forte esempio di fair balance between sustainability and advanced material.

MC: l’Italia è famosa per moda, cultura, design e molto altro. In quale settore pensi che dovrebbe investire di più in materiali avanzati e innovativi ?

RR: La voglia, anzi il bisogno ed il piacere di innovare, per i motivi sopradetti, permea, anzi nutre tutti i settori del cosiddetto Made in Italy, quello delle quattro A; per riferirmi ad una felice definizione di Marco Fortis: Abbigliamento, Arredamento, Alimentare, Apparecchiature Industriali. Dovendo scegliere, visto che me lo chiedi, direi il fashion, anche grazie ad un’iniziativa della Camera Nazionale della Moda, che ha avviato una riflessione, a più voci – una delle quali è ovviamente Material ConneXion Italia, rappresentata nel Tavolo di Lavoro da Emilio Genovesi – sul tema della sostenibilità.

MC: Con le Olimpiadi alle porte, molte aziende che operano nel settore dello sport hanno sviluppato e lanciato nuovi prodotti che esaltano le prestazioni degli atleti. Dove pensi che vi sia innovazione legata ai materiali, nello sport professionistico ?

RR: Non sono un esperto di discipline sportive. Ma è chiaro che l’industria dello sport sia costantemente alla ricerca di nuovi modi per migliorare le attrezzature degli atleti. Gli sviluppi in campo tecnologico rappresentano ovviamente una forza trainante in questo settore ed in una dimensione tecnologica i materiali sono da considerarsi frontiera dell’innovazione. I prodotti per le attività agonistiche devono essere oggi altamente performanti. In particolare, c’è grande interesse nei materiali leggeri e nei risultati che questi possono dare, sia migliorando le prestazioni degli atleti, sia rispondendo alle esigenze sempre più severe dei requisiti di sicurezza dei diversi sport.
L’ingegneria degli articoli sportivi altamente competitivi e tecnicamente avanzati – abbigliamento, scarpe, dotazioni, accessori, equipaggiamento – comincia inoltre a toccare anche i temi della sostenibilità ambientale. Le prestazioni sportive ed ambientali trovano oggi un primo punto di incontro proprio grazie alla ricerca ed all’innovazione dei materiali.

MC: Quali sport rispetto ad altri pensi possano trarre maggiori vantaggi dalla scelta di materiali migliori ?

RR: Tutti gli sport, così come tutti i settori possono beneficiare di materiali innovativi. Concentrandoci in ambito sportivo, è possibile individuare due aree principali, una relativa alle attrezzature sportive, inclusi i veicoli (automobili, motociclette, ecc.) e l’altra concernente il corpo, in termini di pròtesi e disabilità.
Per quanto riguarda le attrezzature, la scelta di un materiale ad alto valore aggiunto e di una tecnologia adeguata possono creare prodotti in grado di incrementare le prestazione di un atleta in modo esponenziale, così come hanno dimostrato i ben noti casi dei costumi LZR Racer della Speedo. Si tratta di un costume in materiale idrorepellente e resistente al cloro, trattato con nanotecnologia, che rende il tessuto più leggero e a forte azione di “compressione” muscolare, per ridurre al minimo l’oscillazione in acqua, nonché l’assenza di cuciture, grazie ad un processo di termosaldatura con ultrasuoni, il che rende il corpo del nuotatore maggiormente idrodinamico. Stesso caso è il recente abito unico Turbo-Speedo di Nike, che consente presa di velocitò grazie al design high-tech ispirato alla superficie delle palline da golf, che riduce notevolmente l’attrito aereodinamico.
Sono solo alcuni esempi in cui l’innovazione materica ha avuto un tale impatto sulle prestazioni degli atleti che si incomincia a parlare di “tecnologia dopante”.
D’altra parte, le soluzioni con materiali high-tech, come i compositi ad alta prestazione, consentono lo sviluppo di protesi sportive che danno la possibilità ad atleti con disabilità di raggiungere performance del tutto paragonabili a quelle di atleti normodotati. Questi impressionanti risultati permettono ai para-atleti di liberare completamente il loro potenziale atletico, ma anche di superare le disabilità fisiche nella vita quotidiana.
Tutto ciò trae origine e passa, ancora una volta, dalla ricerca e dall’innovazione nel campo dei materiali.

MC: un’ultima domanda: qual è il tuo materiale preferito ?

RR: Mi domandi quale sia il mio materiale preferito in generale ? Se è così, la mia risposta è “la carta”.
Ricordo ancora l’emozione sottile che mi pervase, alcune decadi or sono, in un piccolo negozio vicino a Piazza di Spagna, a Roma, la mia città natale, che offriva un’ampia gamma di carte fatte a mano.
Iniziai a toccarle con leggerezza e ad odorarle, poi domandai al proprietario di mostrarmi la più preziosa.
Egli aprì uno degli sportelli della cassettiera, ne trasse una scatola con la scritta “carta per lettere d’amore” e scelse alcuni fogli di carta Fabriano.
 Ne comprai alcuni: ero entrato in quella piccola, preziosa bottega proprio per trovare della carta su cui scrivere ad Adele, la mia fidanzata d’allora, oggi mia moglie.

Intervista per CSIL

INTERVISTA A RODRIGO RODRIQUEZ per CSIL
2011

La presenza, nel sistema italiano manifatturiero e di servizi, di enti associativi e dell’amministrazione pubblica, la cui missione è di offrire supporto alle piccole e medie imprese, ha portato Materiale ConneXion Milano a proporre loro uno strumento di grande efficacia per stimolare l’innovazione, offrendo ai loro associati attraverso la consultazione della banca dati, un prezioso servizio di ricerca e consultazione.
Un esempio.

Il Comune di Milano ha acquistato da Material ConneXion Milano un pacchetto di abbonamenti per accedere al database e li ha offerti agli studi di giovani professionisti mediante tre seminari.

Gli studi interessati si registrano, impegnandosi ad utilizzare il database entro 90 giorni, per un progetto che incorporerà materiali e processi innovativi.
Tutti i progetti saranno presentati mediante una mostra presso la triennale Bovisa ed i migliori, selezionati da un comitato scientifico, saranno offerti alle aziende con sede in Milano per essere messi in produzione.

Tutti i progetti costituiranno inoltre un “archivio della creatività”, cui le imprese potranno accedere gratis.

Ecco un modello di come un ente pubblico in collaborazione con un’azienda privata di servizi, portatrice di un know how di eccellenza, può promuovere l’innovazione nel proprio territorio.

Rodrigo Rodriquez
Membro del Consiglio di Amministrazione, Material ConneXion Milano

Material Matters VI

Material Matters VI, un’introduzione

Uno degli eventi dell’Anno Italia in Giappone 2001 fu il Salone della Tecnologia
 italiana, che ebbe luogo dal 19 al 24 Maggio al Tokyo Big Sight: ebbi l’onore di visitarlo, a porte chiuse, insieme con Sergio Pininfarina, il grande industriale italiano.

Mentre percorrevamo la mostra iMade, l’innovazione materiale nell’industria dell’arredamento, concepita da Giulio Castelli e da me, curata da Frida Doveil, promossa da Federlegno-Arredo e COSMIT, realizzata da CLAC, egli mi disse “Rodriquez, questa, forse, è la presenza più interessante di questa rassegna” v’erano, tra gli altri, i padiglioni di colossi quali FIAT, Finmeccanica, Pirelli… “essa mostra come l’innovazione tecnologia italiana nasce, nelle piccole e medie imprese, nella fabbrica, attraverso il dialogo, il confronto di opinioni, tra il piccolo imprenditore e i suoi operai più bravi”.

Ne fui gratificato: aveva, autorevolmente, colto nel segno. In realtà, la propensione all’innovazione è caratteristica peculiare delle piccole e medie imprese, e non soltanto in Italia, ed è dovuta alla felice coincidenza di cause diverse: la tradizione a competere, l’immersione in una società e in un ambiente proteso verso la qualità, l’operare ciascuna impresa come un elemento di un ciclo di produzione integrato, con legami a monte e a valle e laterali, e con un alto grado di specializzazione.

Tutto ciò permette alle piccole e medie imprese, soprattutto per quelle che si collegheranno tra loro con il recentemente acquisito modello della rete d’impresa, elevata flessibilità, agevole circolazione di informazioni, ed una creativa applicazione dell’innovazione tecnologica al processo produttivo, con conseguente miglioramento del vantaggio competitivo verso i rispettivi concorrenti.

E sulle PMI si fonda il sistema industriale di alcuni Paesi europei; lo Small Business Act for Europe, emesso nel Giugno 2008, riflette la volontà politica della Commissione di riconoscere alle PMI un ruolo centrale nell’economia dell’UE e per la prima volta definisce, per le PMI, un comune quadro di riferimento tra l’UE e i Paesi Membri.

Ed il ruolo dell’innovazione ? Nella conclusione del documento 2/9/2009, COM2009/442 “Come riconsiderare la politica dell’innovazione della Commissione in un mondo che cambia” è scritto “L’analisi dei progressi conseguiti nei recenti anni mostra che l’UE ha correttamente identificato l’innovazione come uno strumento chiave per costruire un futuro prospero”. Forse oggi si sarebbe più cauti nell’uso di un aggettivo così ottimista, ma certamente senza la spinta verso l’ innovazione il futuro rischierebbe di non essere migliore del presente.

Ed è alle piccole e medie imprese, in cui si articola il sistema industriale di alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, che Material Connexion può dare un fondamentale contributo, ponendosi come facilitatore proattivo del contatto tra chi offre materiali e processi innovativi e gli utilizzatori: le aziende ed i progettisti.

Chissà se quando George Beylerian concepì nel 1997 Material Connexion, questo formidabile servizio offerto ai progettisti ed alle imprese negli USA, immaginava che un giorno anche il sistema industriale europeo, in cui prevale l’impresa di piccole dimensioni, si sarebbe giovato di quella intuizione ?

Rodrigo Rodriquez
presidente, Material Connexion Italia srl

(*) Le PMI sono definite dalla Commissione Europea come quelle aventi meno di 250 dipendenti, da ulteriormente suddividere in imprese:

micro con meno di 10 dipendenti
piccole: da 10 a 49 dipendenti
medie: da 50 a 249 dipendenti

Presentazione Marcatré

GIUGNO 1992

Fondata nel 1975, MARCATRÉ si è dedicata alla progettazione e produzione di arredi per l’ufficio, avvalendosi della collaborazione di alcuni dei migliori architetti europei per proporre prodotti e sistemi capaci di seguire l’evoluzione tecnologica e ambientale del mondo del lavoro.

Marcatré vuole posizionarsi sul mercato internazionale dell’arredo d’ufficio come espressione della cultura avanzata (metropolitana) di prodotto e di design, raggiungendo attraverso questo posizionamento obiettivi significativi di quota di mercato e di produzione in Italia.

Marcatré vuole posizionarsi nella fascia alta e medio alta del mercato, con un catalogo di prodotti articolato (tale quindi da coprire tutte le funzioni dell’arredo di ufficio) spostandosi progressivamente da un’immagine forte dei designer (Bellini) ad un’immagine forte di brand (Marcatré) e progressivamente affiancando ai prodotti la realizzazione dei servizi corrispondenti alla domanda consolidata o latente.

Il primo prodotto di MARCATRÉ é stato il Pianeta Ufficio, un sistema riconosciuto come fondamentale e archetipo, generatore di famiglie di arredi per l’ufficio.

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Fotografie di Gabriele Basilico

Oggi, MARCATRÉ offre una gamma completa di prodotti per l’Ufficio Operativo e per l’Ufficio Direzionale e Sale di Consiglio, inclusiva di Sedili e di Parete Attrezzata.
Alla progettazione di tali prodotti hanno collaborato gli architetti Mario Bellini, Giovanni Carini, Achille Castiglioni, Gilberto Corretti, Paolo Deganello, Santiago Miranda, Perry King.

La produzione è realizzata in due unità dislocate a Misinto, dove ha sede l’Azienda, e a Carugo dove ha sede la consociata Cipiemme, su una superficie complessiva di 60.000 mq., di cui 27.000 coperti.

L’obiettivo del migliore servizio al Cliente , che contempla anche la realizzazione di qualità “su misura”, è perseguito attraverso servizi di consulenza, progettazione ed assistenza pre e post-vendita. L’équipe di progettazione, il cui nucleo principale è dislocato presso la Sede centrale di Misinto, comprende tecnici, commerciali, disegnatori e programmatori CAD.

Da Misinto, nel cuore di un’area ad alta tradizione mobiliera, MARCATRÉ si è dimostrata vincente non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo: la rete di vendita in Italia conta su quattro Filiali, otto show-rooms (Milano, Torino, Firenze, Roma, Bergamo, Bologna, Padova, Verona) ed un’articolata rete di agenti e rivenditori.

In Europa, MARCATRÉ è presente con tre consociate in Inghilterra, Francia e Spagna e distributori esclusivi in Belgio, Olanda e Svizzera. La dimensione internazionale di MARCATRÉ è completata dalla presenza di distributori anche in mercati extra europei, quali Giappone e Nuova Zelanda.

Con i propri servizi e i propri prodotti, MARCATRÉ offre una risposta di qualita’ alla progettazione e realizzazione di ambienti di lavoro di ufficio: siano essi grandi complessi o piccole unità operative oppure singoli uffici professionali.

Civiltà degli uffici

Alla fine degli anni ’80, promossi, in collaborazione con la Facoltà di Architettura del Politenico di Milano, ospitandole nella showroom milanese di Marcatré, tre mostre sul tema dell’ufficio.

I loro titoli erano:

  • “Le Cattedrali del XX Secolo: i Palazzi per Uffici”
  • “Dal Corridoio all’Open Space al Corridoio”
  • “Il Posto: dalla scrivania alla Stazione di Lavoro”

Dalle tre mostre scaturì un libro, “La Civiltà degli Uffici”, curato da Silvana Sermisoni, con prefazione di Cesare Stevan, Preside della Facoltà di Architettura di Milano, e mia introduzione, a quei tempi Presidente di Marcatré.

Ad apertura delle sue riflessioni, che si sviluppano accompagnando i vari capitoli, Silvana Sermisoni dichiarava le intenzioni della ricerca: “Raccontare, senza nessuna pretesa enciclopedica, la storia del “sistema ufficio”, raccogliendo disegni e fotografie di alcuni degli esempi più significativi, ordinati in modo che si potessero cogliere i momenti del cambiamento e dell’evoluzioni dei sistemi distributivi e delle attrezzature, sollecitando, se possibile, riflessioni sulle possibili evoluzioni future.

Le fotografie della prima mostra erano di Gabriele Basilico: Silvana Sermisoni ed io abbiamo pensato, a oltre 30 anni dalla sua pubblicazione, di dedicare quel libro a Gabriele, che ci ha lasciato lo scorso mese di febbraio 2013.

Rodrigo Rodriquez

Il catalogo completo può essere scaricato in PDF (24Mb) cliccando qui.

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Luce e liturgia

Intervento di Rodrigo Rodriquez al Convegno Pulchra Ecclesia “Luce e Liturgia”

Brescia , sabato 8 Ottobre 2005

Inizio col dirvi perché Flos ha deciso di partecipare a questa manifestazione.
FLOS è una delle aziende di riferimento del tessuto economico e produttivo bresciano, e, in quanto tale, sente la responsabilità sociale e culturale di contribuire alle iniziative promosse dalle istituzioni che in esso operano. È stato dunque naturale che il Presidente Piero Gandini, di cui ho l’onore di essere il Vice, accogliesse l’invito di Brixia EXPO a che FLOS partecipasse al rilancio di Pulchra Ecclesia.
Inoltre, la luce offre allo spazio sacro il delicato servizio di accompagnare il raccoglimento dei fedeli nella liturgia e nella preghiera, di leggerne l’architettura ed i valori. E FLOS sa che cos’è  la luce…
Mi è stato domandato che cosa pensiamo di Pulchra Ecclesia. Ho risposto che Pulchra Ecclesia si presenta come una rassegna ad ampio spettro, che vuole offrire agli operatori del mondo ecclesiastico e degli spazi dedicati al sacro una visione, aggiornata e in qualche caso proiettata al futuro, dei prodotti e dei servizi, anche immateriali, di cui essi hanno bisogno.
Facendo tesoro dell’esperienza che ho maturato in ruoli fieristici, vi dico che questo approccio è coerente con il ruolo che il concetto di fiera sta sempre più assumendo: non più soltanto un evento commerciale, non più soltanto un incontro tra domanda e offerta, ma anche
* confronto tra i prodotti, e dunque stimolo alla concorrenza
* scambio di esperienze tra operatori
* comprensione dei megatrend che influiranno sulla domanda futura
*risposta all’esigenza, sempre più sentita, di comunicazione, formazione 
ed informazione: donde l’importanza degli incontri di riflessione e delle 
mostre-evento previste dagli organizzatori di Pulchra Ecclesia.
Questo convegno si pone appunto l’obbiettivo di far conoscere al qualificato pubblico di Pulchra Ecclesia – espositori, visitatori, stampa- che FLOS, accanto alle lampade decorative offre, tramite la divisione Light Contract, progettazione illuminotecnica dedicata a spazi collettivi, fornendo anche apparecchi e software di utilizzo.
In questo ambito si colloca l’attenzione dedicata all’illuminazione delle chiese, che sarà l’argomento della suggestiva presentazione da parte dell’Arch, Eugenio Bettinelli dei progetti in corso di realizzazione nella Basilica di. San Clemente a Roma e nel Duomo di Cremona.
Coloro che vi assisteranno apprezzeranno l’approccio innovativo delle soluzioni tecniche e della gestione delle sorgenti luminose, applicabili anche a chiese meno impegnative, grazie anche alla facilità d’uso del sistema.
Rodrigo Rodriquez Vice Presidente FLOS