2009 – PONTEDERA MUSEO PIAGGIO – catalogo iDEA

catalogo IDEA '09 1

 

 

Creactivity, Estetica e Tecnologia nel Design

Non so come questo tema sarebbe stato affrontato diciamo circa 20 anni fa, tanto è cambiato, da allora, il significato di design.

Oggi, al designer si chiede di cavalcare l’evoluzione dei contesti in cui viviamo, e di offrire sintesi efficaci e costruttive tra emozione, pensiero ed azione.

Si chiede altresì di tenere conto, nella scelta dei materiali e dei processi che daranno corpo alla sua idea innovativa, di parametri quali la sostenibilità, il risparmio energetico, i bisogni dei molti gruppi di consumatori in cui si articolano i mercati del mondo d’oggi, da quello dell’affordable luxury a quello dell’equo solidale.

Ogni passo in avanti della tecnologica – si pensi a quelle innovazioni che alterano la percezione del rapporto dell’utente con lo spazio e/o col tempo –  genera un senso di spaesamento, di microansia a doversi misurare con il nuovo. Al designer si chiede di progettare, ed all’industria di produrre, oggetti e servizi incorporanti quella tecnologia, con interfacce che i consumatori comprendano e sappiano usare.

L’eccesso di gradi di libertà offerti da un cellulare piacevole a vedersi ed a tener fermo tra bocca e orecchio deve essere avvertito come un superfluo tranquillizzante, non come rimprovero per il tuo non saperne fruire.

Ma il designer resta, per dirla con Bruno Munari, un progettista dotato di senso estetico che lavora per dare un servizio alla comunità.

L’economista John Galbraith, in una conferenza del 1973 a Copenhagen sul tema “Economy of Beauty” afferma che “una volta soddisfatti i bisogni primari, i consumatori acquisteranno beni o servizi prevalentemente in relazione alla loro qualità estetica”.  Siamo già arrivati a questo punto ?

Consideriamo, in questo quadro, il successo del design italiano, anzi del Made in Italy, fondato sul bello di qualità, espresso non soltanto dai prodotti, ma del ben vivere quotidiano.    Esso nasce da un’istintiva armonica combinazione tra forme significanti e, mi si passi il termine, belle, e utilizzo di materiali, tecnologie – inclusi i vettori fluidi di informazioni e di energie – e processi di fabbricazione: un saper fare ricco di innovazione non visibile.

Forse, il ruolo del ( buon )  design italiano è proprio quello di essere un ponte tra la cultura scientifica tecnologica e la cultura umanistica.

E chi forma i designer in Italia deve offrire allo studente la strumentazione intellettuale ed affettiva per nutrire il proprio talento con i valori presenti in quel ponte.   ISIA Design Firenze ha raccolto questa sfida.

 

Rodrigo Rodriquez

Presidente ISIA Design Firenze

Creactivity, Estetica e Design, 16 III 09