1992 Corridor

Traduzione dell’articolo di Rodrigo Rodriquez sulla rivista norvegese Corridor, 1992

Sono lieto di dare il benvenuto alla nuova edizione di Corridor, che attraverso la sua nuova idea e layout manifesta come un’associazione che rappresenti e promuova l’industria del mobile (un’industria nazionale del mobile) in un paese sostiene l’evoluzione del livello professionale dell’intera gamma complessa dei protagonist, i produttori di arredamento,, architetti, designer di interni, acquirenti pubblici, consumatori contract e rivenditori, opinion leader e molto altro ancora.

Vorrei articolare un tale benvenuto in due proposte.

La  prima deriva dalla necessità di rinforzare il legame tra i progettisti e l’industria, che oggi è sottoposto  a forti pressioni. Questo dovrebbe essere fatto introducendo la figura  di “design manager” nell’organizzazione delle aziende di arredamento.

Durante il mio discorso a Oslo, nel novembre 1989, quando ho avuto l’onore di essere invitato da The Norwegian Furniture Manufacturers  Association e dalla Norwegian Association of lnterior Decortrors, dissi che l’ industrial design, e più precisamente il furniture design, è il processo attraverso il quale una nuova idea diventa un prodotto, grazie all’interazione sinergica tra un progettista e un’azienda, dove:

  1. a) il progettista fornisce la sua idea
  2. b) l’azienda fornisce i propri know-how in materia di sviluppo, ingegneria, produzione, comunicazione e vendita.

È importante dire che un produttore di design industriale deve soddisfare le aspettative manifeste o potenziali e le esigenze di un numero considerevole di consumatori.

Così. l’industria ha il potere e, di conseguenza, la responsabilità di rendere tale processo agevole ed  efficace, riservando al designer sufficiente spazio e stimolo per produrre innovazione. In questo modo, i produttori. contribuiscono a far incontrare e anticipare i gusti e le aspettative del consumatore e consentire lo sviluppo dell’ambiente creato dall’uomo.

Sfortunatamente, al momento, le vendite sono difficili. La domanda si sta restringendo e l’industria è spinta a fare una scommessa sicura e a ad assecondare la moda del mercato. Di conseguenza, a non prendere rischi  investendo sull’innovazione.

Come può essere risolto questo dilemma?

Non sono in grado di fornire consigli o prescrizioni, ma posso fornire un piccolo contributo su cui riflettere. Se è vero che uno dei modi migliori per affrontare la concorrenza è quello di sottolineare l’identità dell’azienda, allora è chiaro che quando un’impresa ha costruito il proprio successo su design innovativo, è saggio continuare a rafforzare un punto così forte.

Ma più in generale, deve essere rafforzata l’interazione tra design e industria, razionalizzando questo rapporto e, perché no, introducendo – e mi ripeto – una nuova figura nella struttura organizzativa ogniqualvolta sia fattibile. – mi riferisco al ruolo di “design manager”, come definito da John W. Graham nel lontano 1980 e che ora è diventato il tema di un Master  presso l’Università degli Studi di Milano.

La seconda proposta è di dedicare attenzione e allocare risorse alla ricerca di nuovi materiali e tecnologie di fabbricazione.

Non è un  caso che la UEA (l’Unione europea dei produttori di mobili europei), di cui sono stato Presidente fino alla fine del 1991 (il nuovo presidente è il sig. André Vincent, francese) ha introdotto tale argomento attraverso una mostra al Salon lnternational de l’Architechture  tenutosi a Milano lo scorso settembre.

In quella mostra, con l’obiettivo di stimolare l’evoluzione del “sistema arredo” in Europa, abbiamo illustrato l’importanza dell’innovazione dei mate riali come ingredienti essenziali per la vera innovazione e reale contributo al rinnovamento del linguaggio nel design dei mobili.

Un tale approccio sembra coerente con la filosofia  del design di mobili norvegesi.

Come ha sottolineato il padiglione norvegese alla recente XVIII  Triennale di Milano, una caratteristica essenziale del design norvegese è il modo in cui le cose parlano con la mano, come la mano sente mentre le realizziamo.

Significa che  la meravigliosa continuità tra artigianato e industria, così visibili nel mobile norvegese, suggerisce che solo il legno può essere utilizzato?

 Sarebbe possibile applicare il “sentire con le mani” a  nuovi materiali, generati da tecnologie come plastica avanzata ed ecologica, alluminio, ecc.?

Se alcuni produttori norvegesi di mobili prendessero in considerazione queste due proposte, il settore dell’arredo trarrebbe beneficio e vedrebbe rafforzati i suoi punti di forza.

 In tal modo, verrebbe meglio espressa la diversità esistente nel design   europeo dei mobili e si darebbe  un autentico contributo alla ricchezza e alla vitalità dell’Europa con la sua variegata identità cultura