1966 – Milano – Measurement of Responsibility

Il Time Span of Discretion

Nei circa tre anni – dal 1962 al 1965 – in cui ho lavorato come impiegato alla Rhodiatoce s.p.a. nel team incaricato di realizzare il piano di Job Evaluation, divenni uno specialista di questo metodo di gestione del personale, allora di moda, ma sopratutto mi aggiornai, curioso ed ambizioso com’ero, sulle nuove discipline concernenti la direzione del personale, in Italia in altri Paesi.

Lo stipendio era modesto ( se ricordo bene, 190.000 lire nette ), ma generose le concessioni per anche costosi training all’estero, a carico della Società.

Il prof. Carlo Actis Grosso, direttore dell’ISPER, Istituto per la Direzione del Personale con sede a  Torino, cui la  Rhodiatoce si era rivolta per addestrarci, mi parlò un giorno di una tecnica di Job Evaluation diversa dalla nostra, pensata da un certo Elliott Jaques, psicanalista canadese (*) e sperimentata con successo alla Glacier Metal Company, una grande azienda elettromeccanica britannica il cui CEO e Managing Director Sir Wilfred Brown ne aveva fatto la leader nel proprio settore, ma soprattutto un esempio preclaro di gestione fondata su criteri innovativi, soprattutto per la direzione delle risorse umane.

Le esperienze condotte nella sua azienda avevano poi indotto Sir Wilfred a fondare il Glacier Institute of Management, con sede a Londra, per renderle disponibili a chi volesse sperimentarle altrove.

Con l’accordo, anzi con l’esortazione di Leone Cavazzoni, il mio capo, parto per Londra, e, dopo un breve seminario all’autorevole Tavistock Institute of Human Relations, frequento un high immersion seminar al Glacier Institute, ascolto con attenzione le lezioni di Elliott Jaques, studio e imparo il suo Time Span of Discretion, che traducemmo in italiano in Periodo di Autonomia.

Seguace convinto di Melanie Klein, Elliott aveva distillato, dagli studi sull’ansia di questa allieva di Sigmund Freud, quel parametro temporale per classificare i Job: il periodo di tempo durante il quale il dipendente era autorizzato, anzi doveva far uso della propria discrezionalità per svolgere i compiti assegnatigli; o, in altra prospettiva, il tempo intercorrente tra una decisione presa e il momento in cui il capo non ne avesse riscontrato un’inefficacia marginale ( attenzione, non un errore ).

A detta degli esperti, ad es., Peter Drucker, il Time Span of Discretio è stato  forse il più importante contributo individuale alla misurazione del livello del lavoro, alla valutazione del potenziale, alla programmazione dei sentieri di carriera ed alla elaborazione delle strutture retributive.

Approfondisco l’argomento, ne parlo con esperti più esperti di me, incuriositi più che convinti, traduco, per le edizioni ISPER, insieme con la mia valente collega Alessandra Ottolenghi, il Measurement of Responsibiliy, intitolandolo “La valutazione delle Responsabilità”.

Tra addetti ai lavori si incomincia a parlare di questo metodo, che in realtà è  la punta di un iceberg di una nuova teoria organizzativa, tuttavia applicabile  soltanto alle aziende che sono invero la maggior parte, che non hanno ancora virato verso strutture a matrice, o, comunque, in cui la verticalità prevale sull’orizzontalità.

Decidiamo, il prof. Carlo Actis Grosso ed io, di organizzare un seminario riservato al top management delle imprese italiane, per presentare Elliott Jacques e la sua nuova teoria di management, da luidescritta  in alcuni libri pubblicati da Heinemann, soprattutto The changing Culture of a Factory, Exploration in Management, Glacier Project Papers, scritto con Wilfred Brown.

Chiedo a Elliott, con cui è nato un buon rapporto, se sia disponibile a condurre questo seminario; egli accetta subito, nonostante un fee modesto.   In realtà, e lo dico con piacere, egli ha l’ingenua e nobile convinzione di chi sa di possedere una nuova verità, e considera proprio dovere farne parte a chi può diffonderla e usarne.

Nonostante l’alta quota di partecipazione – non ricordo quanto costasse, né ne trovo traccia nel mio archivio – si iscrivono in molti.

Durante il seminario, i presenti si dividono in tre gruppi: gli entusiasti, gli interessati con cautela, i dissenzienti; ricordo ancora due amministratori delegati allontanarsi, l’uno bofonchiando, l’altro dicendo a voce alta “cazzate”.

La presenza di Elliot Jacques a Milano suscita interesse tra gli psicologi, in particolare gli psicologi del lavoro.

Uno di essi, psicologo stimabile, Gino Pagliarani (fondatore della “polemologia”), mi chiede di poter avere Jacques come ospite d’onore ad un seminario che egli aveva organizzato all’Umanitaria. Un poco riluttante, Elliott accetta.

Situazione imbarazzante: Gino Pagliarani aveva letto troppo velocemente le opere dell’ospite, e come talvolta succede per chi, in buona fede, dà alle sue letture una curvatura coincidente con l’orbita del proprio pensare, gli pone una domanda, da cui capisco che l’idea di misurare il livello di autonomia con il metro (?) dell’ansia, lo ha affascinato: “Prof. Jacques, would your Time of Discretion be applicable also to decisions taken by the Pope ?”   Elliot mi guarda esterrefatto.    Io, superando la mia innata timidezza, intervengo con una fuorviante risposta che ovviamente non soddisfa nessuno, men che meno me stesso.

Da allora, non ho più visto Elliott.

Per quanto riguarda un piano di Job Evaluation fondato sul Periodo di Autonomia, lo avviai quando mi spostai dalla Rhodiatoce alla 3M Minnesota Italia, allorquando la prima chiuse perché qualcuno si era dimenticato la data di scadenza  del brevetto sul Nylon o sul Terital, non ricordo bene.   E il giorno dopo la scadenza i giapponesi avviarono il grande l’impianto che avevano preparato da tempo, e misero il prodotto dll Rhodiatoce fuori mercato.

RR

VIII ‘14

( * ) noto, come poi appresi, sopratutto per la Sua teoria “Death and the Mid-life Chrisis”, che fece scalpore quando egli la pubblicò pubblicata nel 1965, sull’International Journal of Psychoanalysis

 

inglese

 

Elliott Jaques, 2 1